29 Giugno 2026
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Emergenza caldo nei cantieri: Laghi (Ftl) chiede controlli a tappeto e sanzioni dopo le violazioni dell’ordinanza

Il consigliere regionale interviene duramente dopo le denunce della Fillea Cgil sul mancato rispetto del blocco delle attività nelle ore più calde. Il monito del consigliere-medico: "Mettere in gioco la vita dei lavoratori dopo la strage di Amendolara è intollerabile"

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Scatta l’allarme sicurezza nei cantieri e nei campi della Calabria a causa dell’ondata di calore che sta investendo il territorio regionale. Le numerose segnalazioni relative al mancato rispetto dei protocolli di tutela dei lavoratori hanno spinto il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi, a chiedere un intervento ispettivo immediato e sanzioni esemplari per le aziende inadempienti. Al centro della contestazione vi sono i rilievi mossi dal sindacato degli edili, che ha tracciato una mappa delle irregolarità diffuse su tutto il territorio calabrese.

“Le decine di violazioni dell’ordinanza regionale anti-caldo denunciate dalla Fillea Cgil nei cantieri di tutta la Calabria, non sono un’irregolarità amministrativa qualunque. Arrivano a poche settimane dalla strage di Amendolara, in cui hanno perso la vita lavoratori del comparto agricolo, e si inseriscono in un quadro di sfruttamento del lavoro che in questa regione continua a riproporsi sotto forme diverse, ma sempre uguali a se stesse e perciò inaccettabili” dichiara fermamente l’esponente politico.

I rischi clinici del lavoro all’aperto sotto il sole cocente

L’analisi dei rischi legati all’esposizione prolungata alle alte temperature viene affrontata da Laghi anche sotto il profilo prettamente medico e scientifico, evidenziando come lo svolgimento di mansioni gravose in determinate fasce orarie rappresenti una minaccia diretta all’incolumità fisica del personale. Con il termometro sopra i livelli di guardia, lo stop alle attività all’aperto diventa un presidio sanitario salvavita non negoziabile.

“Da medico sento il dovere di dirlo con la massima chiarezza. Quando il termometro supera costantemente i 35 gradi e l’umidità raggiunge i picchi di questi giorni, lavorare all’aperto tra le 12,30 e le 16 non significa lavorare con qualche disagio, con stanchezza o con il rischio di disidratazione, ma esporre il corpo a colpi di calore potenzialmente fatali, a patologie cardio-vascolari acute, alla perdita di lucidità e agli infortuni che ne derivano. Significa, in una parola sola, mettere in gioco la vita dei lavoratori. L’ordinanza del presidente della Regione, in vigore dallo scorso 10 giugno, parla chiaro e non lascia spazio a interpretazioni di sorta: nei giorni in cui il sistema Worklimate segnala un livello di rischio “alto” per chi è esposto al sole in attività fisica intensa, l’attività lavorativa all’aperto nelle ore centrali è vietata. È uno strumento di tutela della salute e va rispettato fino in fondo, con le sole deroghe previste per gli interventi urgenti e indispensabili sui servizi essenziali” sottolinea il segretario questore.

L’appello a imprese e ispettori per prevenire nuove tragedie

Il monitoraggio dei siti produttivi, in particolar modo quelli legati alla filiera agroalimentare e all’edilizia, richiede una cooperazione stringente tra gli organi di vigilanza dello Stato, le aziende e le istituzioni locali per evitare il ripetersi di incidenti drammatici legati allo stress termico.

“Rivolgo allora un appello duplice. Al mondo delle imprese e ai datori di lavoro chiedo la massima vigilanza per la piena osservanza di una norma che esiste per proteggere chi lavora e, quindi anche chi il lavoro lo dà. A chi è istituzionalmente preposto ai controlli, invece, in modo particolare nel comparto agricolo in cui la vulnerabilità dei lavoratori è più alta, vista la situazione climatica e l’impegno fisico richiesto, chiedo di adoperarsi con grande applicazione e massimo zelo. Far rispettare l’ordinanza in queste settimane di caldo torrido può voler dire, molto concretamente, evitare nuove tragedie. Per questo non ci possono esserci né ritardi, né distrazioni” conclude Ferdinando Laghi.

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