È rimasto in silenzio davanti al giudice per le indagini preliminari Damiano Pepe, arrestato nell’ambito dell’inchiesta Ginestra, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Il presunto boss, dimesso nella mattinata di oggi dall’ospedale, è stato trasferito nel carcere di Cosenza, dove ha partecipato in videocollegamento all’interrogatorio di garanzia. Pepe, indagato per associazione mafiosa ed estorsione aggravata dalle modalità mafiose, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Era assistito dal suo difensore di fiducia, l’avvocato Pasquale Di Iacovo.
L’avvocato: “Troppi atti da esaminare in poco tempo”
A spiegare le ragioni della scelta è stato lo stesso legale, che ha dichiarato: “Poiché l’enorme mole di atti d’indagine non poteva essere esaminata in un così breve lasso di tempo”. La difesa ha dunque ritenuto necessario non affrontare l’interrogatorio senza aver prima avuto modo di approfondire adeguatamente il materiale investigativo raccolto dagli inquirenti.
L’agguato a Cassano e la morte di Silvana Sibarelli
Damiano Pepe è ritenuto dagli investigatori un esponente di spicco dei clan attivi nella Sibaritide. Il suo nome è finito al centro dell’inchiesta Ginestra, che ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di diversi indagati. La sua vicenda giudiziaria si intreccia con il drammatico agguato della scorsa settimana, pianificato davanti alla sua abitazione di Cassano allo Ionio. Nell’attacco ha perso la vita la compagna Silvana Sibarelli, anche lei destinataria della stessa ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta.













