Da Roma a Reggio Calabria, passando per Soveria Mannelli, il paese delle origini paterne di Claudio Lotito, il pallone parla calabrese. E per una volta lo fa guardando tutti dall’alto. La Lazio di Gennaro Gattuso è prima da sola in Serie A, la Reggina di Marco Marchionni comanda il girone I di Serie D insieme al Sambiase. Due campionati, due categorie lontanissime, un solo presidente e una domenica da incorniciare.
Claudio Lotito gongola. Contestato nella Capitale, chiamato a riportare entusiasmo sullo Stretto, il patron si ritrova al centro di un doppio primato che pochi avrebbero immaginato all’inizio della stagione.
E c’è un dettaglio che rende tutto ancora più suggestivo: a trascinare la Lazio è proprio un calabrese, Rino Gattuso, nato a Corigliano Calabro, l’uomo che dopo la delusione della Nazionale sembrava destinato a una lunga traversata nel deserto e che invece ha trasformato una squadra accompagnata dallo scetticismo in una macchina da punti.
La Lazio di Gattuso non si ferma più: 28 punti e Inter a meno tre
Dieci partite, nove vittorie, un pareggio e nessuna sconfitta. Ventotto punti sui trenta disponibili. Numeri impressionanti, che valgono alla Lazio la migliore partenza della sua storia e il primo posto solitario dopo sedici anni.
L’ultima impresa arriva all’Olimpico contro il Cagliari. I sardi passano in vantaggio con Nzola, Isaksen rimette tutto in equilibrio e all’83’ è Pinamonti a firmare il 2-1 che fa esplodere i biancocelesti. Una vittoria sofferta, costruita con pazienza e carattere, proprio come piace a Gattuso.
L’Inter è a tre punti, la Roma a quattro. La Lazio guarda tutti dall’alto e comincia inevitabilmente a sentire pronunciare una parola che a Formello nessuno vuole ancora dire: scudetto.
Gattuso, però, spegne gli entusiasmi con una battuta che racconta perfettamente il personaggio: «Mancano 12 punti all’obiettivo». Il riferimento è alla salvezza, naturalmente. Un modo per tenere il gruppo con i piedi per terra mentre la classifica suggerisce ben altre ambizioni.
Dalla delusione mondiale alla vetta: la rivincita di Ringhio
C’è qualcosa di profondamente sportivo, quasi cinematografico, nella parabola di Gennaro Gattuso. Soltanto pochi mesi fa il tecnico calabrese portava sulle spalle il peso della mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali. Una ferita professionale enorme, accompagnata da critiche e dubbi sulla sua capacità di allenare ad altissimo livello.
Lotito ha deciso di scommettere proprio su di lui. Una scelta controcorrente, maturata in un’estate segnata dalle proteste della tifoseria laziale e da un mercato condizionato dai vincoli economici.
Gattuso ha risposto come ha sempre fatto: lavoro, intensità, disciplina e spirito di gruppo. Ha dato identità a una squadra che sembrava destinata a una stagione di transizione, trasformando le difficoltà in una risorsa.
La sua Lazio corre, combatte, sa soffrire e soprattutto vince. Non è soltanto una questione di tattica. È la capacità di convincere i giocatori a sacrificarsi l’uno per l’altro, di costruire un gruppo nel quale anche chi parte dalla panchina può diventare decisivo.
Il gol di Pinamonti contro il Cagliari è la fotografia di questa trasformazione. E il primo posto rappresenta la rivincita personale di un allenatore che qualcuno aveva liquidato troppo in fretta.
Reggina, cinque gol al Ragusa: Marchionni manda un messaggio al campionato
Mentre Gattuso conquista Roma, la Reggina travolge il Ragusa 5-2 e continua la propria corsa verso il ritorno tra i professionisti.
La squadra allenata da Marco Marchionni conferma la propria forza offensiva e soprattutto la capacità di affrontare le partite con la mentalità di chi sa di non potersi accontentare.
Gli amaranto restano in testa al girone I di Serie D, anche se il primato è condiviso con il Sambiase, protagonista di un campionato altrettanto importante.
Per Lotito, che ha acquistato la società reggina nell’estate scorsa, è la conferma che il progetto sportivo sta producendo risultati. L’obiettivo dichiarato è riportare la Reggina in Serie C, restituendo al Granillo una dimensione più vicina alla storia e alle ambizioni della piazza.
Ma il campionato è ancora lungo e il Sambiase non ha alcuna intenzione di fare da comparsa. Anzi, la formazione lametina rappresenta una delle grandi realtà di questa prima parte di stagione.
La corsa alla promozione è apertissima. E il doppio primato di Lotito, almeno sul versante amaranto, non significa ancora fuga.
Lotito e le radici a Soveria Mannelli: il padre carabiniere, il legame con la Calabria
C’è anche una storia familiare dietro questo insolito incrocio calcistico. Claudio Lotito è nato a Roma, ma suo padre Francesco Lucio era nato nel 1923 a Soveria Mannelli, in provincia di Catanzaro, dove il nonno Luigi prestava servizio nell’Arma dei Carabinieri.
Un legame che il presidente della Lazio ha voluto riscoprire personalmente nell’agosto del 2017, quando si recò nel centro del Reventino e ricevette un attestato di benemerenza civica dall’allora sindaco Leonardo Sirianni.
In quell’occasione Lotito visitò i luoghi legati alla storia della propria famiglia e pronunciò parole che oggi acquistano un significato particolare: «Mi sento cittadino di Soveria Mannelli».
Un’appartenenza rivendicata, non soltanto una curiosità anagrafica. E adesso, quasi dieci anni dopo, quella Calabria entra direttamente nella sua avventura calcistica attraverso la Reggina, mentre sulla panchina della Lazio siede un altro calabrese, Gattuso.
Soveria Mannelli, Corigliano e Reggio Calabria: tre luoghi, tre storie differenti che si incrociano nel momento più felice della stagione di Lotito.
Il presidente contestato che adesso guarda tutti dall’alto
Il paradosso è tutto qui. A Roma Lotito continua a essere contestato da una parte consistente della tifoseria, che non ha dimenticato le tensioni con la società e le scelte degli ultimi anni. A Reggio Calabria, invece, il presidente è chiamato a dimostrare di poter restituire stabilità e ambizioni a un club che ha conosciuto anche il palcoscenico della Serie A.
Due città, due storie calcistiche, due tifoserie passionali e un proprietario che oggi può esibire risultati difficilmente contestabili sul piano sportivo.
L’operazione Reggina, del resto, richiama inevitabilmente l’esperienza della Salernitana, accompagnata da Lotito fino alla promozione nella massima serie.
Eppure, proprio il successo potrebbe trasformarsi nel prossimo problema.
Il paradosso della multiproprietà: se la Reggina sale in C, Lotito dovrà scegliere
C’è infatti un ostacolo regolamentare che incombe sul futuro amaranto. La multiproprietà tra Lazio e Reggina è consentita finché il club calabrese rimane tra i dilettanti. Con l’eventuale promozione in Serie C, la situazione cambierebbe radicalmente.
Le norme federali impediscono il controllo contemporaneo di due società professionistiche da parte dello stesso proprietario. Lotito dovrebbe quindi risolvere il conflitto proprietario, rinunciando al controllo di uno dei due club.
È un tema destinato a diventare centrale qualora la Reggina riuscisse a conquistare la promozione. E richiama quanto già accaduto con la Salernitana.
Il successo sportivo potrebbe insomma imporre una scelta societaria. Un paradosso soltanto apparente, perché le regole sulla multiproprietà servono proprio a tutelare l’indipendenza delle competizioni professionistiche.
Dallo Stretto all’Olimpico, il calcio calabrese sogna in grande
La fotografia di questa domenica di novembre è comunque potente. Da una parte Gattuso, nato a Corigliano Calabro, che si prende la vetta della Serie A con una Lazio costruita sulla sua personalità. Dall’altra la Reggina, che prova a lasciarsi definitivamente alle spalle gli anni più difficili e a ritrovare una dimensione professionistica.
In mezzo c’è Lotito, romano di nascita ma con radici paterne nel cuore della Calabria, protagonista di un incrocio calcistico che unisce idealmente il Reventino, la Capitale e lo Stretto.
La Lazio sogna lo scudetto, la Reggina la Serie C. Obiettivi diversi, entrambi ancora lontani, ma oggi meno fantasiosi di quanto sembrassero soltanto qualche mese fa.
Gattuso continua a parlare di salvezza, Marchionni deve guardarsi dal Sambiase e Lotito sa che la stagione non si decide a novembre.
Ma intanto il tabellone dice una cosa semplice: la Lazio è prima in Serie A, la Reggina è prima a pari merito in Serie D. E sull’asse Roma-Reggio Calabria, almeno per ora, il presidente dalle radici calabresi si gode un doppio primato.













