La complessa vicenda amministrativa del Comune di Riace assume contorni di rilevanza nazionale con la presa di posizione dei vertici del Partito della Rifondazione Comunista. L’iniziativa prefettizia che sta conducendo all’interruzione anticipata della consiliatura ha sollevato la dura reazione della segreteria nazionale, convinta che l’azione istituzionale abbia penalizzato l’organo democraticamente eletto.
“Esprimiamo la piena solidarietà di Rifondazione comunista a Mimmo Lucano e all’amministrazione comunale di Riace,sottoposti ad un interruzione anticipata della loro esperienza amministrativa, attraverso la reiterata iniziativa della Prefettura di Reggio Calabria”, affermano in una nota il segretario nazionale di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, e il responsabile immigrazione Stefano Galieni.
Le ragioni della paralisi e la richiesta di accertamenti a Roma
Nel merito della gestione amministrativa, gli esponenti del partito ripercorrono le fasi che hanno portato al blocco delle attività dell’assise cittadina, individuando nelle manovre politiche e nei ritardi istituzionali la causa primaria dello stallo.
“Come denunciato dallo stesso Mimmo Lucano – sostengono Acerbo e Galieni – la paralisi amministrativa del Comune è stata determinata dal passaggio all’opposizione di due consiglieri eletti nella maggioranza e dal mancato perfezionamento della surroga di un consigliere dimissionario. Una situazione che si protrae da mesi e che ora è stata utilizzata per arrivare allo scioglimento del Consiglio comunale”.
La contestazione valica i confini locali per sollecitare l’intervento delle massime istituzioni della Repubblica, ponendo l’accento su presunti profili di inopportunità legati alla figura del commissario ad acta incaricato dei rilievi contabili. “Chiediamo – proseguono – al presidente della Repubblica e al ministro degli Interni di accertare quanto sostenuto da Mimmo, ossia che la commissaria ad acta che ha deciso l’insostenibilità finanziaria dei conti del Comune di Riace sia la stessa funzionaria che era stata nominata commissario straordinario per la gestione del bilancio e l’estinzione dei debiti con decreto del presidente della Repubblica nell’aprile del 2018, poi rimasta in carica fino al 2023, e di agire conseguenza”.
“In ogni caso – dicono Acerbo e Galieni – riteniamo che non siano state pienamente rispettate le prerogative democratiche del Consiglio comunale e che siano state trasformate le difficoltà di funzionamento dell’istituzione, su cui ha alacremente giocato la destra locale e regionale, in uno strumento per cancellare un’esperienza amministrativa legittimamente eletta dai cittadini”.













