di Maria Teresa Improta – Senza lavoro, con i tutti risparmi spesi per comprare casa e il rischio di essere evacuato. “Ho comprato casa nel 2017 – spiega un giovane che da pochi mesi è disoccupato a causa della crisi dovuta alla pandemia da coronavirus – e l’ho completamente ristrutturata. Abbiamo speso, lavorando in economia con l’aiuto di mio padre che è idraulico, dei miei cognati che operano nell’edilizia e di mio zio che fa l’elettricista, circa 40mila euro. Soldi che avevo messo da parte lavorando all’estero ai quali i miei genitori hanno dovuto aggiungere i propri risparmi. I muri erano distrutti, i pavimenti divelti, se non fosse stato per me e per mia sorella che abita al piano superiore questo edificio sarebbe crollato. Il problema è che comunque ci ritroviamo a dover andare a dormire ogni notte con il terrore che l’edificio di fronte a noi si sbricioli all’improvviso. Se va bene ci evacuano, se va male moriamo sotto le macerie”.
La demolizione ha aggravato la situazione
L’intervento parziale di demolizione eseguito dal Comune di Cosenza ha aggravato questo rischio. “Buttando giù solo una parte del palazzo, – afferma il ragazzo – è venuto a mancare il punto d’appoggio per l’altra porzione dell’edificio che è senza tetto e palesemente pericolante. A breve cadrà. Tant’è che quotidianamente si staccano delle pietre che si schiantano al suolo. C’è da stare molto attenti. Sono venuto a vivere qui perché è il quartiere nel quale sono cresciuto. Qui abitano in miei genitori. Vorrei anche io far crescere nel centro storico i miei figli, nella speranza che possa essere riqualificato e tornare ai suoi antichi splendori. Però non è facile abitarvi. Quando per la prima volta ci ho portato la mia compagna mi sono vergognato delle condizioni del rione. Oggi che conviviamo quando vengono a trovarci i miei suoceri e guardano il palazzo di fronte che sta per crollarci addosso mi sento mortificato. Non voglio dire che siamo stati abbandonati sia perché sono abituato ad alzarmi le maniche sia perché non intendiamo creare scontri con la nuova amministrazione comunale”.
La casa dei vicini è inagibile: evacuati
“Ho un’altra sorella e una zia che hanno comprato casa qui a Santa Lucia e dopo anni sono dovute andare via perché i piani sottostanti alle loro abitazioni sono stati dichiarati inagibili. Ora – dichiara con amarezza il ragazzo – si trovano a vivere ospiti da parenti, in 12 in un appartamento con un solo bagno, in attesa di poter fare la ristrutturazione con l’ecobonus. Il Comune dichiara solo l’inagibilità, non fornisce soluzioni abitative, è la famiglia che deve provvedere a trovarsi un alloggio a proprie spese. E’ successo anche a mia madre che per tre anni ha dovuto lasciare casa perché c’era stato un incendio nel vicolo che aveva coinvolto anche la sua abitazione. Le strade ufficialmente risultano ancora chiuse ‘per garantire la nostra sicurezza’, però come facciamo a entrare in casa. Voliamo? Fittiamo un elicottero?“
La demolizione e la messa in sicurezza
“Le demolizioni a Santa Lucia – chiarisce l’ingegnere Francesco Caruso, vicesindaco dell’ex amministrazione Occhiuto, oggi consigliere comunale di minoranza – hanno riguardato due stabili, sono state eseguite questa estate perché c’erano criticità che avevano suscitato molta apprensione anche nei residenti. L’incolumità pubblica era gravemente a rischio perché gli edifici pericolanti erano in prossimità delle vie di fuga. Non abbiamo potuto fare a meno di abbatterli. Il Contratto di Quartiere Santa Lucia è un progetto ancora in essere collegato con Agenda Urbana che è stato acquisito e confermato in piena continuità dalla nuova amministrazione. L’unione di questi strumenti ci dà la possibilità non solo di eseguire interventi di recupero e ristrutturazione, ma anche di attivare procedure espropriative. Non sapevo fosse rimasta incompleta la demolizione, noi avevamo dato indirizzo agli uffici comunale di impegnare ulteriori fondi con il nuovo bilancio per evitare che non si riuscisse a portare a termine l’intervento e partire anche con la messa in sicurezza attraverso il contenimento provvisorio ingabbiando le strutture di interesse paesaggistico per la Soprintendenza, ma a rischio crollo. Se tale situazione permane, questo preoccupa anche me e come opposizione mi impegno a chiedere lumi e sollecitare il prosieguo delle demolizioni”.
I finanziamenti
“Su Santa Lucia – chiarisce Francesco Alimena capogruppo Pd in Consiglio comunale – abbiamo tre finanziamenti. Il primo è il contratto di Quartiere che utilizziamo per acquisire tramite esproprio gli edifici pericolanti privati. Il secondo è Agenda Urbana che prevede lo stanziamento di 2 milioni di euro per ristrutturarli. Il terzo è il Cis che ci consentirà di intervenire sulla piazza, sull’accessibilità, i sottoservizi e l’illuminazione. La abitazioni che affacciano sulla piazza sono già quasi tutte di proprietà del Comune di Cosenza. La parte dell’edificio che non è stata abbattuta ha un’ordinanza di demolizione del 2014 però non ce n’è una nuova, perché era stato rimosso l’edificio antistante che era quello più a rischio e la Protezione civile ha valutato che non è pericoloso perché è stato recintato e le vie intorno sono state interdette al transito”. Le transenne però sono state rimosse dai residenti impossibilitati ad accedere alle proprie abitazioni. “Nel nostro bilancio – dichiara Alimena – abbiamo messo i fondi per nuove demolizioni. Adesso cercheremo di intervenire in tempi utili evitando ulteriori abbattimenti in quanto ogni volta che si distrugge un edificio nel centro storico si mette a rischio anche la staticità di quelli intorno. L’obiettivo che l’amministrazione comunale intende raggiungere oggi è il riordino dell’emergenza abitativa con il miglioramento della qualità della vita dei residenti. Il diritto all’abitare degno è una nostra priorità”.














