di Danilo Colacino – Tante rassicurazioni e un iter che sembra incardinato, ma ancora una volta poco o nulla si sa sul futuro dell’Aula Rossa. Vale a dire, la ‘casa’ dei catanzaresi sede del consiglio comunale. Su cui, in realtà, una notizia a riguardo c’è. Ed è relativa al fatto che è andata deserta la gara per i lavori di ristrutturazione. Risultato? Resterà inagibile. E non si sa per quanto. Del resto, però, lo è da tempo immemore, ovvero dal lontano inizio febbraio del 2018. Perché? Semplice: si verificò purtroppo allora il crollo del controsoffitto dello stanzone che ha ospitato nei decenni il civico consesso. Ma la risposta data nell’immediatezza fu: “Niente soldi per ripararlo”. Ecco dunque la soluzione del trasloco forzato in Provincia per non bloccare l’esercizio della democrazia cittadina. Di necessità virtù, insomma. La nuova sistemazione, tuttavia, è apparsa sin da subito inadeguata. Fra giornalisti costretti a fare a gara ad arrivare in Consiglio prima dei colleghi per trovare posto (meno male che c’è la diretta streaming e molti nemmeno ci vanno più) e pubblico ridotto all’osso.
L’Aula Rossa inagibile da cinque anni
Capita, però, che ci siano sedute importanti, come ad esempio quella di lunedì scorso con ospiti politici di primo piano, manager della Sanità e professionisti di vari ambiti, a cui il sindaco Nicola Fiorita ha dovuto suo malgrado in qualche modo chiedere scusa per la collocazione nell’aula consiliare di Palazzo di Vetro. Ma così è, se vi pare, avrebbe commentato qualcuno che la sapeva lunga… . Considerato come ci siano voluti anni per trovare i 900mila euro per coprire le spese di riqualificazione grazie ai fondi di Agenda Urbana. Appalto che però pare neppure interessi alle ditte del settore. Detto ciò, è triste constatare come il traguardo del lustro senza Aula Rossa verrà tagliato a breve. Mentre qualcuno ricorderà come in Abruzzo, lo spostamento del consiglio regionale da l’Aquila a Pescara, dovuto alle conseguenze del terribile sisma del 6 aprile 2009 ‘accanitosi’ anche contro gli edifici istituzionali, sia durato relativamente molto poco con un ritorno a casa, per così dire, in circa un anno e mezzo. E a nulla valgono i discorsi, per differenziare questa situazione da quella della città dei Tre Colli, dei fondi speciali e del fatto che non si è trattato di un vero ‘trasloco’ in ragione della doppia sede prevista per Statuto in Abruzzo. Perché una classe politica efficiente, di destra e di sinistra, avrebbe dovuto scongiurare i 60 mesi (dicasi 60) di inagibilità dell’ormai fu… sede della civica assise del capoluogo.







