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4 Marzo 2026
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Maxi processo Maestrale, pioggia di risarcimenti: i clan vibonesi condannati a pagare i danni a 35 enti e imprese

Comuni, aziende, associazioni e perfino la Regione Calabria, il giudice impone il risarcimento dei danni e la copertura delle spese legali per ognuno. Un segnale forte: lo Stato non solo reprime, ma fa pagare

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Non solo anni di carcere e ergastoli, ma anche risarcimenti economici. La sentenza del maxi processo Maestrale segna un punto di svolta nella lotta alla ‘ndrangheta: per la prima volta con questa forza, il tribunale condanna i boss non solo a espiare le loro colpe dietro le sbarre, ma anche a risarcire i danni provocati a una lunga lista di enti pubblici, aziende e cittadini.

Il dispositivo della sentenza parla chiaro: per ogni reato contestato, c’è una parte civile riconosciuta come vittima. E ogni vittima riceverà giustizia anche sul piano economico.

Una lista infinita di risarcimenti

Il Comune di Limbadi, quello di Vibo Valentia, Pizzo, Tropea, Spilinga, Filogaso, San Gregorio d’Ippona, Sorianello, Filandari, Cessaniti, Jonadi, Zungri, Sant’Onofrio, Maierato, Briatico, Drapia, Parghelia, Nicotera, San Costantino Calabro, Mileto, Stefanaconi, Ricadi, Cessaniti, e la Provincia di Vibo Valentia: sono solo alcuni dei 35 enti pubblici e soggetti privati ammessi come parti civili e beneficiari dei risarcimenti stabiliti in sentenza.

Tutti avranno diritto a un ristoro del danno, da quantificarsi in separata sede, e a una rifusione delle spese legali, fissata a 3.025 euro (oltre accessori), per ciascuno. Una cifra simbolica ma significativa, che sancisce il principio di responsabilità patrimoniale dei condannati.

Il risarcimento delle ferite invisibili

I danni che la ‘ndrangheta ha inflitto non sono solo tangibili: intimidazioni, estorsioni, minacce, clima di paura, paralisi economica, perdita di investimenti, disgregazione sociale. A pagare, per decenni, sono stati i comuni, le imprese, i cittadini, le associazioni. Ora, il tribunale chiede conto anche di questo. E riconosce come parte lesa anche il Forum delle Associazioni Antiusura, a cui sarà versato un risarcimento dedicato.

Danni a imprese e privati: la mafia ha toccato tutto

Non solo Comuni. A ricevere risarcimenti per danni diretti saranno anche realtà private: la TT Hotel S.r.l., l’Impresa Martino Francesco, la società Genco Carmela & Figli, le società Empire Relais 1 e 2, la Costruzioni Lucia S.r.l., la Elettra S.r.l., la società Il Conte S.a.s., il Porto di Tropea S.p.A., la De Nisi S.r.l., e lo stesso ing. Francesco De Nisi.

Perfino un singolo cittadino, Domenico De Lorenzo, è stato riconosciuto come parte lesa. Anche lui riceverà un risarcimento per il danno subito, come pure il privato Vincenzo Aristide Di Salvo.

Quando i soldi diventano giustizia

Il segnale è forte: non si colpisce solo il potere criminale, ma anche il suo portafoglio. È una rivoluzione di metodo nella lotta alla mafia: seguire il denaro, obbligare i boss a rispondere delle loro azioni anche economicamente. Non basta la condanna penale. Serve la riparazione civile, la compensazione morale, la punizione patrimoniale.

E questo, oggi, accade davvero. Con una lista lunga come un rosario, che elenca i Comuni colpiti e risarciti. È la Calabria che dice basta. È la giustizia che si fa concreta.

Le parole della sentenza? Una lezione di legalità

Un solo articolo del codice è stato citato più volte in aula: l’articolo 538 del codice di procedura penale. È quello che regola il risarcimento del danno. Ed è diventato la chiave di volta di questo processo. Una mazzata per i clan, che oltre a vedersi infliggere anni di reclusione, dovranno fare i conti con un’altra condanna: quella di restituire alla collettività ciò che hanno tolto.

Una vittoria (per ora) solo nel rito abbreviato

Va ricordato che i risarcimenti alle parti civili sono stati disposti nell’ambito del giudizio abbreviato di primo grado, celebrato davanti al gup di Catanzaro. In questa sede, molti enti locali, associazioni e privati sono stati ammessi come parti civili, ottenendo così il riconoscimento formale del danno subito e il diritto a una quantificazione economica in separata sede.

Diversa, invece, la linea seguita nel processo ordinario dello stesso maxi procedimento Maestrale che si sta celebrando davanti al Tribunale collegiale di Vibo, dove la gran parte delle richieste di costituzione di parte civile era stata respinta. Una scelta che aveva suscitato dibattito e amarezza in molte amministrazioni comunali, escluse dal riconoscimento del loro ruolo di vittime.

La decisione del giudice dell’abbreviato, in questo senso, rappresenta una novità significativa: riconoscere che i territori, le istituzioni e le imprese non sono solo spettatori, ma soggetti direttamente danneggiati dall’azione dei clan. Anche se siamo solo al primo grado, il messaggio è forte: la legalità si difende anche attraverso il risarcimento.

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