Il progetto europeo è sempre stato fondato solo su basi economiche e finanziarie. Il primo embrione fu la Ceca – la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio – pensata come strumento di integrazione produttiva tra Francia e Germania nel dopoguerra. Ma l’Unione che ne è derivata ha costruito su quelle fondamenta un’architettura priva di anima politica.
Con la nascita del mercato comune e poi dell’euro, è stato imposto un sistema di cambi fissi e una netta separazione tra politica monetaria e fiscale. Gli Stati membri sono stati così subordinati alla fiducia dei mercati finanziari, incapaci di manovrare in autonomia il proprio bilancio.
Un mix micidiale, che ha prodotto esiti ben precisi: egemonia commerciale tedesca nel mercato comune; arretramento diffuso dello Stato sociale; affermazione dell’oligarchia finanziaria; svilimento del potere politico e delle prerogative di governo.
L’Europa dei mercati, non dei cittadini
Siamo di fronte a un esperimento dove la legge del capitale e del libero mercato ha assunto il rango di principio fondante. Come se non esistesse altro che il mercato – delle merci, del lavoro, del capitale. I cittadini europei hanno perso il loro status per diventare semplici consumatori, mentre i Governi nazionali sono stati degradati a comparse in uno spettacolo deciso altrove.
Il mondo cambia. L’Europa resta immobile
Ma il mondo è cambiato. E in modo brutale. Pandemie, guerre, crisi energetiche e rivoluzioni geopolitiche hanno rimescolato le carte. E ora? Ci salveranno forse le banche, le multinazionali o la BCE? La risposta è chiara: no. E i governi europei lo sanno bene. A quei livelli non arrivano persone stupide – e sarebbe un errore pensare il contrario.
Frammentazione in corso: ognuno per sé
I segnali del collasso sono davanti a tutti: la Germania vara, per conto proprio, un piano straordinario di investimenti in infrastrutture e difesa, seppellendo l’austerity che per anni ha imposto agli altri; l’Italia guarda agli Stati Uniti per rafforzare relazioni bilaterali, bypassando Bruxelles; Francia e Regno Unito creano un asse militare autonomo, parlando apertamente di truppe in Ucraina. Non c’è più spazio per l’illusione di una politica comune. È iniziata ufficialmente l’era del “si salvi chi può”. E questo sancisce il definitivo fallimento dell’utopia europea.









