La premier Giorgia Meloni torna in Calabria, destinazione provincia di Vibo Valentia, epicentro delle principali operazioni contro la ‘ndrangheta messe a segno negli ultimi anni grazie all’impegno profuso dalle forze dell’ordine e dai magistrati della Dda di Catanzaro. Il presidente del Consiglio inaugurerà la nuova Stazione dei Carabinieri di Limbadi, in un territorio segnato per decenni dal dominio criminale del clan Mancuso. Una presenza fortemente simbolica: lo Stato che torna e si radica laddove per anni ha comandato la ‘ndrangheta.
Una caserma nel cuore del Vibonese mafioso
La nuova Stazione dei Carabinieri di Limbadi rappresenta un segnale concreto di presidio e controllo del territorio da parte dello Stato. La sua inaugurazione, alla presenza della presidente del Consiglio, arriva dopo anni di operazioni che hanno indebolito le storiche cosche vibonesi. La visita di Meloni avrà un forte valore simbolico in un’area a lungo sotto scacco criminale.
Un territorio sotto assedio criminale
Limbadi non è un paese qualsiasi. È stato a lungo considerato l’epicentro della ’ndrangheta vibonese, feudo incontrastato del boss Luigi Mancuso, detto “il Supremo”. In questi anni, però, lo Stato ha condotto una pressione investigativa senza precedenti, con numerose operazioni antimafia, sequestri e arresti. Il punto di svolta: il maxi-blitz “Maestrale-Carthago” del settembre 2023 condotta proprio dai carabinieri sotto il coordinamento della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro. Il culmine di una serie di inchieste che hanno colpito le strutture militari ed economiche della ’ndrangheta, in particolare quelle riconducibili al clan Mancuso e ad altri gruppi attivi nel narcotraffico e nelle frodi.
Operazione “Maestrale-Carthago”
Maxi-blitz antimafia denominato in codice “Maestrale Carthago sono state eseguite 84 misure cautelari contro affiliati alle cosche del Vibonese, tra cui Luigi Mancuso, detto “il Supremo”, e Giuseppe Accorinti. Nell’inchiesta sono finiti anche politici locali, professionisti e funzionari pubblici. Contestati reati di associazione mafiosa, estorsione, usura, infiltrazioni nella pubblica amministrazione, scambio politico-mafioso, traffico di droga e anche il concorso nell’omicidio di Maria Chindamo, imprenditrice uccisa a Limbadi nel 2016.
Frodi con il Reddito di Cittadinanza
Tra le inchieste da segnalare, i Carabinieri di Limbadi, con il coordinamento della Procura di Vibo hanno scoperto 17 persone residenti proprio a Limbadi che avrebbero percepito illecitamente il Reddito di Cittadinanza usando dichiarazioni false e domicili fittizi (tra cui abitazioni senza infissi né corrente elettrica). Il gip ha quindi disposto
sequestri preventivi su beni per 285.000 euro ipotizzando i reati di truffa aggravata e falsità ideologica, con possibili aggravanti legate al metodo mafioso.
Operazione antidroga Limbadi–San Calogero
I Carabinieri della Compagnia di Tropea e della Stazione di Limbadi, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria hanno smantellato una base operativa per la coltivazione di marijuana in un’area rurale di San Calogero, legata alla cosca Bellocco. Sequestrate oltre 10.000 piante di cannabis, 32 kg di marijuana già pronta e un arsenale di armi.
Il significato dell’inaugurazione
Quella di oggi non è solo una cerimonia. È la dimostrazione che lo Stato c’è e non arretra. Dopo anni in cui la ’ndrangheta governava la vita sociale, economica e politica del territorio, la nuova Stazione dei Carabinieri a Limbadi rappresenta un presidio permanente di legalità. Un baluardo. Un faro.
LEGGI ANCHE | Dentro la villa dei boss: da centro studi a stazione dei Carabinieri. Il video di un fortino che diventa presidio dello Stato







