Il nuovo fondo per il sostegno abitativo dei genitori separati o divorziati, istituito presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dalla Legge di Bilancio 2026 con una dotazione di 20 milioni di euro annui, rischia di rivelarsi del tutto insufficiente rispetto alle reali necessità. Il decreto attuativo ha ricevuto l’ultima firma dal Ministro dell’Economia lo scorso 14 settembre e si attende ora la pubblicazione del bando per l’apertura della piattaforma informatica. Tuttavia, un’analisi approfondita delle risorse disponibili evidenzia un significativo divario tra le stime ministeriali e gli importi erogabili.
“Probabile il bonus locazione per i genitori separati. Cinquecento euro al mese sono il tetto, non la regola. E il fondo basta per una frazione dei genitori che il Ministero dice di voler aiutare”, osserva l’avvocato Antonello Talerico, componente del Consiglio Nazionale Forense e consigliere comunale.
“Nelle aule dei tribunali della famiglia c’è una scena che nessun comunicato ministeriale racconta. Il giudice assegna la casa familiare al genitore con cui i figli vivono stabilmente. L’altro, quasi sempre il padre, esce con una valigia, un assegno di mantenimento da versare ogni mese e spesso la rata di un mutuo per un appartamento in cui non tornerà. Da quel giorno deve trovare un tetto per sé e una stanza per i figli”, evidenzia Talerico, spiegando la genesi del provvedimento.
I requisiti fissati per accedere alla misura prevedono lo stato di separazione o divorzio, la mancata assegnazione della casa di proprietà, almeno un figlio a carico under 21, la regolarità nei pagamenti del mantenimento, un contratto di locazione registrato e un reddito individuale inferiore a 35.000 euro. Viene inoltre superato l’Isee in favore del calcolo del solo reddito individuale.
“I 500 euro al mese sono un tetto, non l’importo: il contributo copre metà del canone, fino a 6000 euro l’anno. Chi paga 600 euro di affitto ne riceverà 300, in un’unica soluzione, al termine di una graduatoria. Il Ministero stima quindicimila beneficiari. Ma al tetto massimo venti milioni bastano per poco più di tremilatrecento genitori; per raggiungerne davvero quindicimila il contributo medio scende a circa 1.330 euro l’anno, 111 euro al mese. Tra i cinquecento euro raccontati e i centoundici possibili passa la distanza tra la comunicazione politica e la legge di bilancio”, specifica il componente del CNF.
Le criticità giuridiche e i limiti normativi
Sotto il profilo strettamente legale e operativo, il testo approvato presenta precise lacune che rischiano di limitarne l’efficacia e di generare ingiustificate sperequazioni tra soggetti in identiche condizioni di bisogno.
“Da avvocato, vedo tre nodi. Il primo: la misura esclude i genitori non sposati. Eppure l’art. 337-bis c.c. applica le stesse regole su affidamento e casa familiare ai figli nati fuori dal matrimonio. Il padre convivente che lascia l’abitazione per effetto di un provvedimento del giudice ai sensi dell’art. 337-sexies c.c. è nella stessa condizione del separato, ma resta escluso: una disparità difficile da difendere alla luce degli artt. 3 e 30 della Costituzione”, analizza Talerico.
“Il secondo: la legge parla di non assegnatari dell’abitazione familiare «di proprietà». Presa alla lettera, esclude chi ha lasciato una casa in affitto, cioè proprio chi un patrimonio immobiliare non lo ha. Qui non basta una circolare: serve una correzione del legislatore”, prosegue la nota.
“Il terzo: l’avviso dovrà chiarire come si accerta il figlio «a carico» per il genitore non collocatario, pena l’esclusione del destinatario naturale della misura. Senza contare che un contributo pagato a consuntivo arriva quando il momento peggiore, tra cauzione e primi canoni, è già passato”, aggiunge l’esponente forense.
Le richieste di correzione al legislatore
Pur riconoscendo l’importanza dell’aver inquadrato per la prima volta la separazione coniugale come una questione di emergenza abitativa, la richiesta rivolta al Governo è quella di un immediato adeguamento delle risorse e delle regole d’accesso.
“Il merito della norma va riconosciuto: per la prima volta la legge tratta la separazione anche come un problema abitativo. Ma un fondo che copre una frazione della platea annunciata rischia di diventare una lotteria gestita con lo SPID. Servono una dotazione commisurata alle separazioni con figli, un contributo che arrivi quando serve, l’estensione ai non coniugati e a chi lascia una casa in affitto. Il resto è un titolo di giornale. Ai genitori separati serve una legge. Ai loro figli ancora di più”, conclude Talerico.













