7 Ottobre 2026
7 Ottobre 2026
spot_img
spot_img

Carburanti e bollette, la stangata accende la Calabria: dai trattori ai Tir, la protesta si allarga

Gasolio, benzina, energia, fertilizzanti e materie prime: famiglie e imprese fanno i conti con una nuova impennata dei costi. Dopo il blocco dei depositi di Vibo Marina la mobilitazione si sposta a Lamezia mentre Cosenza si prepara alla manifestazione nazionale

spot_img
spot_img
spot_img

Non è più soltanto la protesta degli agricoltori e non riguarda più soltanto il prezzo del gasolio utilizzato per mettere in moto trattori e macchine agricole. La fiammata dei carburanti e dell’energia sta diventando in Calabria una questione economica molto più larga, capace di mettere insieme campagne, autotrasporto, piccole imprese e famiglie.

La mobilitazione partita dai campi ha ormai raggiunto le grandi arterie stradali, i depositi petroliferi e i principali nodi della regione. Vibo Marina, Spezzano Albanese, Firmo, Davoli sono diventati alcuni dei punti di una protesta che continua a spostarsi e ad allargare il proprio perimetro.

E dopo due giorni durante i quali il blocco dei depositi vibonesi ha fatto sentire i suoi effetti fino ai distributori, con numerosi impianti rimasti senza benzina o gasolio, gli agricoltori hanno deciso di alzare ulteriormente il livello della mobilitazione.

Da Vibo Marina a Lamezia, la protesta cambia fronte

Il presidio davanti ai depositi petroliferi di Vibo Marina è stato temporaneamente sciolto. La decisione è arrivata dopo il confronto tra i rappresentanti del Movimento territorio e agricoltura e il questore Rodolfo Ruperti.

Gli agricoltori hanno lasciato simbolicamente una bandiera nell’area del presidio e si sono riservati di tornare qualora non dovessero arrivare risposte dalle istituzioni.

La protesta, però, non si ferma. Il nuovo fronte indicato dai manifestanti è Lamezia Terme e l’area dell’aeroporto, con l’intenzione di trasferire lì la pressione esercitata nei giorni scorsi sul sistema dei carburanti.

La scelta arriva dopo 48 ore nelle quali il blocco delle autocisterne in entrata e in uscita dai depositi di Vibo Marina ha mostrato quanto delicato sia il sistema regionale di approvvigionamento.

Autocisterne ferme e distributori a secco

La paralisi ha interessato i depositi Eni e Meridionale Petroli, facendo accumulare una lunga fila di autobotti impossibilitate a completare le normali operazioni di carico e distribuzione.

Secondo le stime circolate durante la protesta, sui mezzi rimasti fermi sarebbero rimasti complessivamente circa due milioni di litri di carburante.

Le conseguenze si sono viste rapidamente sulla rete

Dal Vibonese al Lametino fino all’area del Soveratese, diversi distributori hanno progressivamente esaurito le scorte. Prima sono entrati in difficoltà gli impianti maggiormente legati alla normale catena di approvvigionamento dei grandi marchi; successivamente la domanda si è riversata anche sulle cosiddette pompe bianche, provocando code e una vera e propria caccia al pieno.

Con la ripresa delle partenze delle autocisterne, la situazione sta gradualmente tornando alla normalità, ma quanto accaduto ha dimostrato come pochi giorni di interruzione siano sufficienti per mettere sotto pressione una parte consistente della rete distributiva calabrese.

“Produciamo di più, incassiamo di meno”

Dietro i trattori e i blocchi c’è però una questione che gli agricoltori considerano ancora più grave.

Il carburante rappresenta soltanto una delle voci aumentate. I manifestanti denunciano rincari che investono fertilizzanti, farine, energia, trasporti e materie prime, mentre il prezzo riconosciuto al produttore non seguirebbe la stessa traiettoria.

Secondo i dati riferiti dagli stessi agricoltori, la farina avrebbe registrato incrementi nell’ordine di quattro euro al quintale, mentre per alcuni fertilizzanti gli aumenti oscillerebbero tra quattro e otto euro al quintale.

È qui che si concentra una delle contestazioni principali: sostenere costi sempre maggiori per produrre e, contemporaneamente, essere costretti a vendere a prezzi che in alcuni casi – denunciano gli operatori – non consentono neppure di coprire le spese.

La richiesta al Governo è quindi di intervenire non soltanto attraverso agevolazioni temporanee sui carburanti, ma con controlli lungo la filiera e misure strutturali capaci di riequilibrare il rapporto tra costi di produzione e prezzo riconosciuto alle aziende agricole.

La stangata non si ferma ai distributori

Il problema, intanto, ha superato i confini delle campagne. Le stime nazionali fotografano l’impatto dell’aumento dell’energia sull’intero sistema economico. Secondo Cna, dall’inizio della crisi nel Golfo famiglie e imprese italiane avrebbero sostenuto un extracosto energetico di circa 16,5 miliardi di euro rispetto ai livelli medi registrati a febbraio. Una quota compresa tra 7,4 e 7,6 miliardi sarebbe riconducibile direttamente a benzina e gasolio.

E settembre avrebbe ulteriormente aggravato il conto, aggiungendo tra 4,6 e 5,2 miliardi di euro.

A pagare non sono soltanto le aziende

Le elaborazioni del Codacons, nell’ipotesi di prezzi stabilizzati sui livelli attuali e consumi invariati, stimano un aggravio annuale che varia sensibilmente in base alla composizione del nucleo familiare: si passa dai 667 euro per un pensionato solo fino a 1.415 euro per una famiglia con due figli.

Per una coppia senza figli l’aumento stimato raggiunge 1.167 euro, mentre il conto calcolato sulla condizione professionale arriverebbe a 936 euro per un operaio e fino a 1.616 euro per imprenditori e liberi professionisti.

Anche il gas corre: +12,7% per i vulnerabili

E mentre benzina e gasolio dominano il dibattito, arriva un’altra voce a pesare sui bilanci domestici.

A settembre la spesa per il gas del cliente tipo vulnerabile è cresciuta del 12,7% rispetto ad agosto. Un incremento che arriva proprio alla vigilia dei mesi nei quali aumenteranno inevitabilmente i consumi per il riscaldamento.

Il rischio è quindi che la crisi dei carburanti e quella delle bollette finiscano per sommarsi, comprimendo ulteriormente il reddito disponibile delle famiglie e i margini delle imprese.

Da Spezzano Albanese a Cosenza

La protesta, nel frattempo, continua anche nel Cosentino.

A Spezzano Albanese gli agricoltori hanno ricevuto la visita del vescovo di San Marco Argentano-Scalea, monsignor Stefano Rega, che ha voluto manifestare la propria vicinanza a chi da giorni porta avanti la mobilitazione.

Il prossimo appuntamento indicato dai promotori è Cosenza, dove sabato mattina è prevista una manifestazione nazionale contro il caro carburanti.

Ma anche il mondo del trasporto merci si prepara a fermarsi. Le imprese aderenti a Fedralog hanno annunciato uno stop che dovrebbe partire venerdì e proseguire fino alla mezzanotte di martedì 13 ottobre.

Il rischio, dunque, è che nei prossimi giorni alla protesta dei trattori si sovrapponga quella dei camion, trasformando la vertenza sui carburanti in una mobilitazione ancora più ampia.

La Regione mette 15 milioni, Occhiuto: “Abbiamo fatto il massimo”

La Regione Calabria ha provato a rispondere alla pressione delle categorie stanziando 15 milioni di euro per mitigare gli effetti dell’aumento di benzina e gasolio su cittadini e attività produttive.

Il presidente Roberto Occhiuto rivendica l’intervento approvato dal Consiglio regionale e sostiene che, con gli strumenti a disposizione della Calabria, sia stato fatto “il massimo che si possa fare”.

Per il governatore, una risposta più consistente deve necessariamente passare dal livello nazionale ed europeo, soprattutto per consentire maggiori margini di bilancio davanti alle conseguenze economiche della crisi internazionale.

Anche il Governo è intervenuto prevedendo uno sconto del 20% sui carburanti destinati ai comparti dell’agricoltura e della pesca.

Misure che, almeno per il momento, non convincono chi protesta.

La battaglia ormai va oltre il prezzo del gasolio

Per gli agricoltori il problema non può essere risolto con un intervento limitato alla fase più acuta dell’emergenza.

La piattaforma della protesta si è progressivamente allargata: costo dell’energia, carburanti, fertilizzanti, prezzi riconosciuti ai produttori, concorrenza, controlli sulla filiera e sostenibilità economica delle piccole e medie aziende.

È questo il terreno sul quale la mobilitazione calabrese cerca adesso di spostare il confronto con Regione e Governo.

I distributori possono tornare ad avere benzina e gasolio. Le autocisterne possono ripartire da Vibo Marina. Ma la ragione che ha portato trattori e camion sulle strade resta tutta sul tavolo: quanto può ancora aumentare il costo di produrre e trasportare prima che lavorare non convenga più?

spot_img
spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img
spot_img
spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img
× Sponsor