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6 Marzo 2026
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Caso Domenico Caliendo, nel mirino il cardiochirurgo cosentino dell’equipe: emergono tensioni nel reparto

Una lettera firmata da alcuni infermieri descrive un clima lavorativo difficile e intimidatorio nel reparto guidato dal cardiochirurgo Guido Oppido. Presentato anche un esposto all’Ordine dei medici.

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Nuove polemiche emergono intorno al caso del piccolo Domenico Caliendo, il bambino morto dopo un trapianto di cuore non riuscito all’ospedale Monaldi di Napoli. Al centro delle critiche finisce il cardiochirurgo cosentino Guido Oppido, primario del reparto di cardiochirurgia pediatrica e responsabile dell’équipe che aveva seguito l’intervento.

Secondo quanto reso noto dal legale della famiglia del bambino, l’avvocato Francesco Petruzzi, alcuni infermieri del reparto avrebbero segnalato già nelle scorse settimane una situazione lavorativa fortemente problematica. In una lettera datata 27 gennaio, circa un mese dopo l’operazione, i professionisti sanitari descrivono un ambiente definito “tossico e intimidatorio”, caratterizzato – secondo il loro racconto – da tensioni continue, urla e atteggiamenti ritenuti umilianti.

“Sfiducia e insicurezza nel reparto”

Nel documento, citato dal legale della famiglia Caliendo, gli operatori sanitari parlano apertamente di un clima di sfiducia reciproca all’interno del reparto. La gestione fortemente gerarchica e la carenza di comunicazione avrebbero contribuito a creare un diffuso senso di insicurezza tra infermieri, operatori socio-sanitari e tecnici.

Nella missiva si afferma che diversi membri dell’équipe non si sentirebbero più nelle condizioni di collaborare serenamente con il primario. Gli autori della lettera respingono inoltre accuse che, a loro dire, sarebbero state rivolte al personale infermieristico riguardo una presunta scarsa attenzione nei confronti dei pazienti.

L’esposto all’Ordine dei medici

Parallelamente alla vicenda interna al reparto, il legale della famiglia di Domenico ha presentato anche un esposto all’Ordine dei medici di Cosenza. L’atto riguarda, tra gli altri aspetti, la presunta mancata comunicazione tempestiva dell’esito negativo del trapianto.

La vicenda resta quindi al centro di verifiche e accertamenti che potrebbero coinvolgere sia l’organizzazione del reparto sia le procedure seguite dopo l’intervento.

La difesa del cardiochirurgo Oppido

Il cardiochirurgo Guido Oppido ha respinto le accuse intervenendo nei giorni scorsi durante la trasmissione televisiva Lo stato delle cose condotta da Massimo Giletti.

“In undici anni ho operato tremila bambini. Tutto questo lo sto passando perché ho provato ad aiutare i figli degli altri. Le cose io le ho fatte bene. Sono io la vittima”, ha dichiarato il medico, rivendicando la correttezza del proprio operato.

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