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3 Aprile 2026
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Ciclone Erminio, il Sud sotto assedio: 794 eventi estremi e oltre un milione di persone a rischio

Il report di Legambiente accende l’allarme anche in Calabria (126 eventi "estremi"). Territori fragili, infrastrutture al limite e una crisi climatica che corre più veloce delle risposte

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Il passaggio del ciclone Erminio riporta al centro una realtà sempre più evidente: il Centro-Sud Italia è esposto in modo crescente agli effetti della crisi climatica.
Secondo i dati dell’Osservatorio CittàClima di Legambiente, dal 2011 a fine marzo 2026 si sono registrati 794 eventi meteo estremi tra Abruzzo, Marche, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.
Allagamenti, frane, mareggiate, grandinate e danni al patrimonio storico: un bilancio che descrive una pressione costante sui territori.

Un milione di persone esposte al rischio

Il quadro si aggrava se si guarda alla vulnerabilità delle aree colpite. Secondo i dati della piattaforma IdroGEO dell’ISPRA, oltre 1,1 milioni di persone vivono in zone ad alto rischio idrogeologico tra frane e alluvioni.
A rischio anche 420.880 edifici, 88 mila imprese e 8.551 beni culturali, numeri che danno la misura dell’impatto potenziale sul tessuto economico e sociale.

Sud sempre più fragile

Nel dettaglio, le regioni meridionali risultano le più colpite. La Sicilia guida questa classifica con 270 eventi estremi, seguita da Puglia (168) e Calabria (126). Più indietro Marche (107), Sardegna (70), Abruzzo (42) e Molise (11).
Una distribuzione che conferma come il Mezzogiorno sia diventato un vero epicentro della crisi climatica.

Il j’accuse di Legambiente

Dura la presa di posizione dell’associazione ambientalista: “Ancora una volta l’Italia si dimostra impreparata a fronteggiare gli effetti della crisi climatica. Quanto sta accadendo dimostra una fragilità territoriale e una crisi infrastrutturale preoccupante del Paese. Urgente una strategia nazionale per l’adattamento e la prevenzione, a partire dallo stanziamento delle risorse necessario per attuare il PNACC e di cui il Governo sembra essersene totalmente dimenticato”.

Infrastrutture sotto pressione e ritardi politici

A rafforzare l’allarme è anche il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, che collega gli eventi di queste ore a una fragilità strutturale più ampia.
“Lo stato di emergenza chiesto per l’Abruzzo e il Molise e la situazione critica anche in altre regioni della Penisola con fiumi in piena, nevicate record, frane e paesi isolati, il collasso del ponte sul Trigno avvenuto in queste ore e il cedimento di diverse strade in Puglia – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ci dimostrano ancora una volta quanto l’Italia sia impreparata ad affrontare, gestire e prevenire la crisi climatica, che di anno in anno diventa sempre più intensa e con effetti sempre più impattanti sui territori, mettendo a rischio la vita delle persone e l’economia del Paese. Torniamo, dunque, a chiedere al Governo Meloni che si lavori per definire al più presto una strategia nazionale per la prevenzione con politiche di mitigazione e adattamento efficaci e non più rimandabili, a partire dallo stanziamento delle risorse per attuare il PNACC, che ad oggi continua a restare un piano solo sulla carta PNACC e di cui il Governo, dopo la sua approvazione, sembra essersene totalmente dimenticato. Il nostro Paese non può continuare a rincorrere le emergenze. La crisi climatica dimostra non solo una fragilità dei territori ma anche una crisi infrastrutturale preoccupante su cui bisogna riflettere e prendere delle contromisure. A proposito di ponti crollati, da quello dei Trigno agli altri casi che ci sono già stati nel Paese, chiediamo che venga fatta ricognizione delle infrastrutture del paese con relativo piano di messa in sicurezza recuperando le risorse da quelle stanziate per realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina”.

Un’emergenza che non può più essere rincorsa

Il passaggio del ciclone Erminio non è un episodio isolato, ma l’ennesimo segnale. Tra eventi estremi sempre più frequenti e territori vulnerabili, l’Italia continua a muoversi in ritardo, senza una strategia strutturale pienamente operativa.
E mentre i fenomeni climatici accelerano, la risposta – denunciano gli ambientalisti – resta ancora troppo lenta.

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