Resta alta l’attenzione sui sedici container arrivati al porto di Gioia Tauro e sottoposti a ispezione da parte della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle Dogane, dopo il sospetto che potessero contenere materiale bellico destinato a Israele.
A intervenire sono Orsa Mari e Porti e Usb Calabria, che chiedono che gli esiti degli accertamenti vengano resi pubblici. “Non mettiamo in discussione la buona fede e la professionalità di chi ha svolto gli accertamenti. Ma chiediamo che la perizia sia resa pubblica, che Uama e Agenzia delle Dogane rendano noti gli atti amministrativi sul transito, e che il Parlamento sia messo in condizione di verificare”, affermano i sindacati in una nota.
La richiesta nasce dalle informazioni circolate nelle ultime ore sull’esito di una perizia tecnica effettuata sui materiali sottoposti a controllo.
Il nodo dei sedici container
Secondo quanto riferito da Orsa e Usb, dalle agenzie di stampa sarebbe emerso che il carico di acciaio avrebbe già lasciato Gioia Tauro con destinazione Israele. I sindacati, però, sostengono di avere informazioni differenti. “Al momento però ci risulta che tutti e sedici i container siano ancora fermi nell’area portuale”, affermano, aggiungendo che l’ipotesi di una partenza imminente sarebbe stata indicata da giorni dai siti di tracciamento.
Nella nota viene inoltre richiamato quanto riferito in Parlamento il 1° luglio, quando era stato affermato che i casi segnalati non erano andati avanti e che le merci sarebbero tornate da dove erano arrivate.
È proprio sulla quantità dei container effettivamente esaminati che i sindacati pongono uno dei principali interrogativi: secondo le informazioni riportate dalla stampa, infatti, la perizia riguarderebbe otto container, mentre quelli fermati nel porto sarebbero sedici. “Ma i container fermati sono sedici. Sono stati svincolati tutti e sedici?”, chiedono Orsa e Usb.
“Va chiarito cosa quella perizia abbia accertato”
Il punto, per i sindacati, non sarebbe soltanto stabilire se siano emersi o meno profili di rilevanza penale, ma conoscere nel dettaglio che cosa sia stato effettivamente accertato durante gli esami. “Chiediamo che venga spiegato su quali colli sia stata svolta la verifica e in base a quale criterio siano stati eventualmente liberati anche gli altri”, sostengono Orsa e Usb.
La richiesta riguarda anche la natura dell’acciaio trasportato e il suo eventuale inquadramento sotto il profilo delle norme che regolano i materiali strategici e a duplice uso. “Va poi chiarito cosa quella perizia abbia accertato. Affermare semplicisticamente l’assenza di rilievo penale non risponde alle nostre domande, che restano tutte aperte: se quell’acciaio sia di grado balistico, se sia stato classificato come duplice uso, se l’Uama abbia mai emesso la clausola catch all su Gioia Tauro, se qualcuno abbia presentato istanza di licenza, e chi sia l’utilizzatore finale in Israele”.
Il ruolo di Uama e la richiesta degli atti
Tra i punti sui quali i sindacati chiedono maggiore chiarezza figura anche il ruolo dell’Uama, l’Unità per le autorizzazioni dei materiali d’armamento, oltre a quello dell’Agenzia delle Dogane.
Orsa e Usb chiedono che vengano resi disponibili gli atti amministrativi relativi al transito dei container, così da permettere di ricostruire l’intera procedura e verificare sulla base di quali autorizzazioni il carico sia stato movimentato.
La richiesta viene estesa anche al Parlamento, che secondo i sindacati dovrebbe essere messo nelle condizioni di verificare direttamente quanto accaduto e confrontare gli elementi emersi dalle perizie con le informazioni già fornite nelle sedi istituzionali.
Il destinatario dell’acciaio e l’intermediazione commerciale
Un altro elemento contestato nella nota riguarda la destinazione commerciale del materiale. Secondo quanto riportato dai sindacati, come elemento a discarico sarebbe stato indicato il fatto che le barre d’acciaio non fossero dirette direttamente a una fabbrica di armi, ma a una società di intermediazione commerciale tra India e Israele.
Per Orsa e Usb, tuttavia, questo elemento non sarebbe sufficiente a chiudere la questione. “Ma l’intermediazione commerciale è il meccanismo che segnalavamo già a marzo”, affermano in conclusione i sindacati, ribadendo così la necessità, a loro giudizio, di chiarire l’intera catena commerciale e il ruolo dell’utilizzatore finale.












