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11 Marzo 2026
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Depurazione nel Vibonese, l’accusa dello scienziato Greco: “Il mare è inquinato da scarichi illegali e fogne fantasma”

Il biologo marino vibonese: "Il problema non sono solo i depuratori. Case non collegate alla fogna, autobotti che scaricano illegalmente e reflui che finiscono nei fiumi Angitola e Mesima"

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La depurazione nel Vibonese resta una delle grandi emergenze ambientali della Calabria. Da oltre sessant’anni si parla di impianti, collettori e investimenti pubblici, ma il risultato è sotto gli occhi di tutti: mare sporco, scarichi nei fiumi e depuratori spesso sottodimensionati o mal funzionanti. Oggi qualcosa sembra muoversi con l’avvio dei lavori ai depuratori di contrada Silica a Vibo Valentia e della frazione Marina di Portosalvo, interventi per oltre 10 milioni di euro. Ma basteranno?

Calabria7 ne ha parlato con Silvio Greco, biologo marino vibonese di fama internazionale, vicepresidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn, dirigente di ricerca e docente universitario, da anni tra le voci scientifiche più autorevoli nel denunciare l’inquinamento del mare calabrese.

“Questi lavori sono un goal, ma il problema è molto più grande”

Per Greco gli interventi in corso rappresentano certamente un passo avanti, ma non possono essere considerati la soluzione definitiva. “Questa opera è specifica e se verrà completata sarà comunque un goal”, spiega lo scienziato. “Lo sarà perché riguarda un nodo importante del sistema, cioè il revamping dell’impianto di Portosalvo. È lì che oggi si concentra una parte significativa delle criticità”.

Il biologo marino allarga subito lo sguardo oltre il singolo impianto. “Il problema non riguarda solo il torrente Sant’Anna, ma più in generale tutto il Golfo di Lamezia. Il risultato finale dipende da un insieme di fattori: il funzionamento degli impianti, i sistemi fognari e la presenza di scarichi illegali”. Secondo Greco, un altro nodo è rappresentato da Piscopio, dove l’impianto di depurazione non avrebbe mai funzionato pienamente. “Piscopio ha funzionato male praticamente da sempre. E questo incide su tutto il sistema”.

Le analisi scientifiche: “Possiamo capire da dove arrivano gli scarichi”

Grazie alle tecniche più avanzate di analisi ambientale, oggi è possibile individuare con precisione la provenienza degli inquinanti. “Io lavoro con nuove tecniche di analisi ambientale e riesco a stabilire anche da dove proviene l’inquinamento”, spiega Greco. “E purtroppo emerge chiaramente che una parte significativa deriva da scarichi fognari”.

Ma non solo. “Non esiste soltanto il tema delle fogne domestiche. C’è anche il problema di attività industriali, pseudo-industriali o artigianali che non gestiscono correttamente gli scarichi. In molti casi la normativa prevede che i reflui vengano convogliati in fognatura o trattati con sistemi di depurazione, ma questo non sempre avviene”.

Il quadro che emerge, secondo lo scienziato, è quello di un diffuso malaffare ambientale. “Abbiamo una gestione molto carente di molte attività produttive, anche di quelle apparentemente più piccole”.

Il paradosso del turismo: “C’è chi denuncia il mare sporco e poi scarica di notte”

Greco punta il dito anche contro un atteggiamento culturale che definisce contraddittorio. “Mi capita di sentire operatori turistici che denunciano il mare sporco”, racconta. “Poi però magari la Guardia di Finanza trova di notte autobotti che scaricano liquami con pompe mobili”.

Per lo scienziato si tratta di una contraddizione culturale che rischia di compromettere il futuro turistico del territorio. “Questa dicotomia non può durare all’infinito. Prima o poi i turisti smetteranno di venire. E già qualcosa si sta vedendo”. Greco ricorda infatti che nell’ultima stagione turistica si è registrato un calo rispetto all’anno precedente.

Costa degli Dei e liquami in mare: “Il problema non è solo dei depuratori”

Le immagini di scarichi e liquami galleggianti tra Tropea, Parghelia, Zambrone e Pizzo hanno fatto il giro dei social negli ultimi anni. Secondo Greco, tuttavia, sarebbe un errore attribuire tutto alla cattiva depurazione. “Il tema della depurazione riguarda circa il 45% del problema”, spiega. “La parte restante riguarda comportamenti illegali diffusi”.

Lo scienziato entra nel dettaglio. “Ci sono case con fosse Imhoff danneggiate, abitazioni non collegate alle reti fognarie e situazioni in cui i reflui delle autobotti vengono scaricati illegalmente nella fogna invece di essere portati negli impianti di trattamento”.

Un fenomeno su cui la Regione ha cercato di intervenire. “È stata emanata un’ordinanza per tracciare le autobotti che trasportano i liquami. Ma la provincia di Vibo Valentia è stata quella con meno adesioni al sistema di tracciamento. E questo dovrebbe far riflettere”.

Il caso Pizzo: “Il depuratore funziona, ma ci sono scarichi non collegati”

Un esempio emblematico è quello di Pizzo, dove il depuratore risulta funzionante ma il mare continua a presentare criticità. “Il depuratore di Pizzo funziona, ma probabilmente esistono insediamenti abitativi non collegati correttamente alla rete fognaria”, spiega Greco. “Altrimenti non si spiegherebbero alcune situazioni che abbiamo rilevato”.

Il Sant’Anna e gli scarichi illegali

Uno degli interventi più attesi riguarda proprio il torrente Sant’Anna, spesso indicato come principale responsabile dell’inquinamento. Greco invita però a guardare oltre. “Quando il sistema sarà completato e tutti gli scarichi saranno convogliati verso l’impianto di Silica, sarà finalmente chiaro che il Sant’Anna non è l’unica fonte di inquinamento”.

Lo scienziato rivela di avere già elementi molto precisi. “Io so che sul Sant’Anna ci sono scarichi illegali. Una volta sistemato il sistema di depurazione, non ci saranno più alibi”.

A quel punto, secondo Greco, il lavoro passerà alle forze dell’ordine. “Oggi con le tecnologie disponibili, dalle analisi ambientali alle termocamere degli elicotteri della Guardia di Finanza, è possibile individuare chi scarica”.

I fiumi Angitola e Mesima: “L’inquinamento parte da lì”

Un’altra parte fondamentale del problema riguarda i fiumi Angitola e Mesima, che attraversano il territorio prima di sfociare nel mare della costa tirrenica. “L’inquinamento non nasce solo sulla costa, ma spesso arriva dai fiumi”, spiega Greco.

Lo scienziato sostiene di aver sollevato il tema anche nei tavoli istituzionali. “L’ho detto chiaramente nei tavoli con prefetti, procuratori e sindaci. E continuo a dirlo”.

La collaborazione con la Procura di Vibo

Negli ultimi anni la Procura di Vibo Valentia ha avviato un percorso di collaborazione scientifica con l’istituto di ricerca di Greco. “È stata la prima procura in Italia a stipulare una convenzione con il mio istituto”, racconta il biologo marino. Un’esperienza che ha aperto nuove prospettive investigative. “Questo significa che la magistratura oggi ha strumenti scientifici in più per individuare le fonti di inquinamento”.

Greco sottolinea anche l’importanza del lavoro fatto negli ultimi anni. “Nei tavoli istituzionali ero l’unico scienziato presente insieme a procuratori, prefetti e sindaci. Ho spiegato con chiarezza quali sono le criticità”.

“Il vero cambiamento sarà culturale”

Il messaggio dello scienziato è chiaro. “Possiamo costruire nuovi depuratori, migliorare quelli esistenti e rafforzare i controlli”, conclude Greco. “Ma se non cambia la mentalità collettiva il problema non si risolverà mai”. Per il biologo marino la sfida è soprattutto culturale. “Il mare è la nostra ricchezza più grande. Continuare a usarlo come discarica significa distruggere il futuro di questo territorio”.

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