Il crescente confronto pubblico tra esperti, commentatori e professionisti del settore, in relazione a casi giudiziari di forte richiamo mediatico – come il recente riemergere del dibattito sul cosiddetto caso Garlasco – riporta al centro il tema della corretta comunicazione della prova scientifica.
Sul punto interviene Antonio Andrea Miriello, di Monasterace Marina, titolare della A2M Forensics, esperto e consulente in informatica forense impegnato in alcuni tra i più rilevanti procedimenti giudiziari calabresi.
La prova scientifica non è una verità assoluta
Miriello, che si occupa di acquisizione, analisi e valutazione della prova digitale in procedimenti civili e penali, con particolare attenzione alla tracciabilità metodologica e alla catena di custodia, mette in guardia dal rischio di rappresentare l’evidenza tecnica come una proclamazione definitiva.
“La prova scientifica non è una verità assoluta, ma un’informazione tecnica che, nella maggior parte dei casi, ha natura statistica e probabilistica e deve essere interpretata entro metodi, limiti e contesto”, chiarisce.
Il rischio del “duello” televisivo
Negli ultimi giorni, osserva l’esperto, l’opinione pubblica assiste a posizioni presentate come definitive e spesso contrapposte, con toni da “duello” tra figure tecniche e para-tecniche.
“La competenza forense non si misura con affermazioni apodittiche, né con la personalizzazione del dibattito”, afferma Miriello. “In genetica forense, dattiloscopia, analisi dei reperti e anche nella prova digitale, il risultato è frequentemente un grado di compatibilità o un peso dell’evidenza, che dipende da qualità del reperto, protocolli applicati, controlli, replicabilità e assunzioni metodologiche”.
Dati, limiti e metodo
Secondo Miriello, presentare questi elementi come certezze assolute o come “verità” in competizione tra loro produce un duplice effetto negativo: indebolisce la comprensione pubblica della scienza e confonde ciò che è tecnico con ciò che è opinabile. Un rischio particolarmente rilevante anche nell’ambito dell’informatica forense, disciplina in cui l’analisi dei dati digitali richiede rigore procedurale, rispetto della catena di custodia e verificabilità delle operazioni.
I principi minimi di corretta comunicazione forense
Secondo l’esperto, chi interviene pubblicamente su temi tecnico-giudiziari dovrebbe attenersi a criteri di responsabilità comunicativa che non possono essere elusi. È fondamentale distinguere sempre tra dato, interpretazione e opinione, evitando di trasformare un reperto o un elemento tecnico in una conclusione automatica. Allo stesso tempo è necessario dichiarare limiti e incertezze, che possono riguardare la qualità del campione, eventuali fenomeni di degradazione, rischi di contaminazione o la mancanza di controlli adeguati.
In questo quadro, Miriello richiama alla prudenza nell’evitare formule assolute quando il dato è intrinsecamente probabilistico, sottolineando come la scienza forense non possa essere ridotta a enunciati perentori.
Un ulteriore rischio è quello di sostituire il contraddittorio tecnico con la performance mediatica, snaturando il confronto scientifico a favore della spettacolarizzazione. Infine, resta centrale il dovere di rispettare il perimetro degli atti, chiarendo che, in assenza di un accesso completo alla documentazione, ogni valutazione pubblica deve essere qualificata come ipotesi e non come conclusione definitiva.
Media, giustizia e responsabilità
Miriello, autore di contributi su intercettazioni, captatore informatico e sopralluogo informatico della scena del crimine (triage informatica), richiama infine anche la responsabilità del contesto mediatico. “La semplificazione spettacolarizzata può produrre danni: polarizza il pubblico, delegittima il metodo scientifico e sovrappone il processo mediatico a quello giudiziario”, osserva.
“Autorevolezza è dichiarare i limiti”
“Non esistono detentori della verità in ambito tecnico”, conclude Miriello. “Esistono metodi, standard, margini di errore e un dovere di prudenza. La vera autorevolezza sta nella tracciabilità del ragionamento scientifico, non nel volume della certezza”.









