Hanno frequentato regolarmente le lezioni, superato verifiche ed esami e, nella maggior parte dei casi, arriveranno fino al diploma. Eppure una quota ancora troppo elevata di studenti calabresi rischia di uscire dalla scuola senza possedere pienamente le competenze necessarie per comprendere un testo, interpretare un’informazione o risolvere un problema matematico. È la cosiddetta dispersione scolastica implicita, un’emergenza meno visibile dell’abbandono degli studi perché non lascia banchi vuoti e non compare nel numero dei ragazzi che interrompono la scuola. Gli studenti restano nelle classi e conseguono il titolo, ma non raggiungono gli apprendimenti di base attesi al termine del percorso.
A riportare il problema al centro dell’attenzione è la Giornata internazionale dell’alfabetizzazione, celebrata ogni anno l’8 settembre. Una ricorrenza che nel 2026 compie sessant’anni e che, per la Calabria, diventa l’occasione per interrogarsi non soltanto su quanti ragazzi frequentino la scuola, ma soprattutto su ciò che riescono realmente a imparare.
La Calabria in fondo alle classifiche
L’ultimo rapporto nazionale sulle prove Invalsi 2026 restituisce un quadro fatto di miglioramenti ma anche di profonde disuguaglianze territoriali. Le distanze tra Nord e Sud si riducono in alcuni segmenti, tuttavia Calabria, Sicilia e Sardegna continuano a presentare le difficoltà più marcate negli apprendimenti fondamentali. Nel secondo anno delle scuole superiori, in Calabria circa il 50% degli studenti si colloca nei livelli più bassi in Italiano. Significa che un ragazzo su due non raggiunge pienamente i traguardi considerati essenziali nella comprensione e nell’utilizzo della lingua.
Il quadro diventa ancora più pesante in Matematica, dove la quota degli studenti calabresi nei livelli insufficienti si aggira intorno al 60%. Sei ragazzi su dieci, dunque, non raggiungono la soglia di competenza prevista per il loro percorso scolastico. Le difficoltà emergono già alla fine delle scuole medie. In terza media, Calabria, Sicilia e Sardegna registrano circa il 50% di studenti sotto il livello adeguato in Italiano e una percentuale compresa tra il 50 e il 60% in Matematica.
Che cosa significa dispersione implicita
La dispersione esplicita riguarda chi abbandona gli studi prima di aver completato il percorso di istruzione o formazione. Quella implicita interessa, invece, gli studenti che rimangono nel sistema scolastico ma ne escono senza una preparazione adeguata. Il diploma, in questi casi, certifica il completamento formale degli studi, ma non sempre corrisponde alla reale capacità di comprendere un testo complesso, utilizzare correttamente la matematica, valutare l’attendibilità di una notizia o orientarsi tra dati e informazioni.
Non significa che quei ragazzi “non sappiano leggere o scrivere” nel senso tradizionale del termine. Il problema è più profondo: riguarda la capacità di comprendere ciò che si legge, collegare le informazioni, sviluppare un ragionamento e applicare le conoscenze nella vita quotidiana. Competenze decisive per proseguire gli studi, trovare un lavoro qualificato, partecipare consapevolmente alla vita pubblica e non diventare preda della disinformazione.
L’abbandono diminuisce, ma resta la sfida della qualità
Dal rapporto arriva anche una notizia positiva. In Italia diminuisce il numero dei ragazzi che lasciano prematuramente la scuola. Il tasso di abbandono precoce si è attestato all’8,2% nel 2025 e, secondo la stima Invalsi, potrebbe scendere al 7,3% nel 2026, al di sotto dell’obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030. Tra il 2019 e il 2026 la quota di giovani che raggiunge il diploma o una qualifica professionale è passata dall’86,5 al 92,7%. Più studenti restano quindi all’interno del sistema educativo. Anche la dispersione implicita registra un miglioramento nazionale: è passata dall’8,7% del 2025 al 6,3% del 2026, il dato più basso della serie storica. Ma la media italiana non cancella le differenze tra i territori e, soprattutto, non elimina le pesanti fragilità che continuano a emergere nelle regioni meridionali.
Un divario che nasce molto prima del diploma
Le difficoltà non compaiono improvvisamente all’ultimo anno delle superiori. Si accumulano nel tempo e spesso cominciano già nella scuola primaria, per poi diventare più evidenti durante le medie e il primo biennio delle superiori. Condizioni economiche familiari, servizi educativi insufficienti, povertà culturale, precarietà del personale, ridotta disponibilità del tempo pieno e differenze tra le scuole contribuiscono ad allargare il divario.
A pesare sono anche gli effetti della pandemia. Secondo l’Invalsi, una quota rilevante degli studenti che oggi frequenta la terza media ha vissuto una parte importante della scuola primaria durante l’emergenza sanitaria e manifesta difficoltà nella comprensione del testo e nell’apprendimento della matematica. A livello nazionale, soltanto il 57% degli studenti di terza media raggiunge almeno il livello adeguato in Italiano e il 55% in Matematica. Nella seconda materia la distanza tra Centro-Nord e Mezzogiorno arriva a 15-20 punti percentuali.
I segnali positivi di Agenda Sud
La Calabria figura, insieme a Campania e Basilicata, tra le regioni che avrebbero beneficiato maggiormente degli interventi previsti da Agenda Sud per il secondo ciclo di istruzione. L’Invalsi segnala inoltre una diminuzione della dispersione implicita in tutte le regioni meridionali coinvolte nelle azioni di sostegno. Sono risultati incoraggianti, ma ancora insufficienti per colmare il divario. Lo stesso istituto indica la necessità di interventi mirati sulle singole scuole e sulle classi più fragili, attraverso l’ampliamento dell’offerta formativa, la formazione degli insegnanti, il coinvolgimento delle famiglie e investimenti nelle infrastrutture educative.
Alfabetizzazione nell’epoca dell’intelligenza artificiale
Oggi alfabetizzazione non significa soltanto decifrare parole e scrivere correttamente. Vuol dire anche saper distinguere una fonte attendibile da una falsa, interpretare numeri e grafici, utilizzare consapevolmente gli strumenti digitali e comprendere i contenuti prodotti dall’intelligenza artificiale. Sul fronte digitale i dati nazionali mostrano risultati migliori: oltre l’80% degli studenti del secondo anno delle superiori raggiunge almeno il livello intermedio nelle competenze analizzate. Tra i diplomandi, circa sei o sette ragazzi su dieci arrivano a un livello avanzato. La sicurezza in rete rimane, però, l’area più problematica.
Nel mondo 739 milioni di persone senza competenze di base
La Giornata internazionale dell’alfabetizzazione è stata istituita dall’Unesco nel 1966 e celebrata per la prima volta l’anno successivo. Il tema scelto per il sessantesimo anniversario è “Alfabetizzazione per le persone, il pianeta e la prosperità”. Nonostante i progressi compiuti, nel mondo almeno 739 milioni di giovani e adulti non possiedono ancora le competenze basilari di lettura e scrittura. Quattro bambini su dieci non raggiungono il livello minimo nella lettura e 272 milioni di minori risultano fuori dalla scuola. In Calabria l’emergenza assume una forma differente ma non meno insidiosa. I ragazzi entrano nelle aule, frequentano e conseguono un titolo. Il rischio è che troppi di loro escano dalla scuola con un diploma tra le mani, ma senza gli strumenti necessari per costruire davvero il proprio futuro.












