Ad Agnana Calabra, quattrocento anime (ma negli anni ’50 ne aveva il triplo) tra i calanchi della Locride, accadrebbero “cose strane”; da qui il proverbio malizioso: “e chi ti pari ca vegnu da gnana?”. In realtà lo slang si riferisce probabilmente alle ricchezze naturali e storiche del territorio. Come le Grotte di Zagaria, con vie di arrampicata spettacolari, con fossili di mammiferi preistorici trovati nelle antiche miniere di lignite, e le sorgenti termominerali curative, testimonianza di un passato minerario e termale. Non si tratta di eventi paranormali, ma di fenomeni geologici e reperti unici che rendono il borgo speciale, con il suo cuore lento di montagna.
Miniere, fossili e acque termali
Ciò rende strano e affascinante Agnana. Le miniere e i fossili dove un tempo c’era centro minerario di lignite e antracite. Infatti ad Agnana furono ritrovati fossili di Antracoterio, un antico mammifero, ora conservati a Napoli, che dimostrano una ricca storia geologica. E poi le Acque Termali con sorgenti sulfuree, clorurate e ferruginose, definite termominerali, testimoniano un passato di cure terapeutiche, con ruderi di antiche vasche ancora visibili. Averne “cose strane” come ad Agnana.
Il nodo delle pale eoliche
E, qui, s’innesta la vicenda delle pale eoliche che Agnana ripudia. In realtà, senza trucchi è difficile decidere. Sono ormai decenni che il mondo ambientalista ed ecologista si divide sul giudizio da dare all’installazione di pale eoliche sul territorio italiano, anche se questo è, con tutta evidenza, un problema mondiale.
Rinnovabili sì, ma come
Da una parte stanno coloro che, contrari all’energia fossile, ritenuta, a ragione, il più grave danno al pianeta, puntano, condicio sine qua non, a realizzare fonti rinnovabili fatte bene, valutando la qualità dei singoli progetti.
Dall’altra parte c’è chi privilegia salvaguardare il paesaggio dai danni irrimediabili ai valori identitari ed estetici del panorama italiano causati dall’invasione dei giganteschi aerogeneratori, e mette in luce i retroscena ambigui che ne favoriscono la cieca moltiplicazione anche dove la scarsità di vento non ne renderebbe redditizio l’impianto.
Paesaggio come bene primario
È arduo fare una scelta, specie se ci sono trucchi dietro. In Italia il primo a sposare la causa della protezione del paesaggio fu Carlo Ripa di Meana, già portavoce dei Verdi dal 1993 al 1996.
A tale proposito scrisse il regista Carlo Alberto Pinelli, ambientalista avanti lettera: «Nessuno può dichiararsi contrario per principio all’utilizzazione di fonti di energia rinnovabili. Tuttavia la sregolata proliferazione degli impianti eolici che sta colonizzando ampi e preziosi settori del paesaggio naturale in Italia, in Europa e nel resto del mondo, giustifica serie perplessità e sollecita precise e urgenti risposte.
Colpisce l’innegabile sproporzione tra il grave danno ambientale causato dalle selve degli aerogeneratori e il loro contributo del tutto marginale alla soluzione del problema energetico. Noi crediamo che la qualità del paesaggio, con tutta la ricchezza di echi culturali, memorie storiche e specificità ecologiche, rappresenti un bene primario, non negoziabile al di fuori di circoscritti motivi di eccezionale gravità e urgenza. La difesa della bellezza naturale e dell’integrità del paesaggio non può essere liquidata come la vacua ossessione di un manipolo di esteti irresponsabili. In essa si manifesta il nucleo vitale – irrinunciabile – di un percorso di civiltà che ha modellato nei secoli l’identità culturale dell’intero Occidente. Sarà questo il perno ideale intorno al quale si articoleranno – pur nella diversità dei vari punti di vista – le due giornate del Convegno. Tutti gli ambientalisti che si riconoscono in questa presa di posizione negazionista [2.3.2018, morte di Carlo Ripa di Meana n.d.r.] piangono la scomparsa di chi con coraggio la formulò e ne fu il più prestigioso portabandiera».
Il progetto Enotria nel Golfo di Squillace
L’argomento si ripropone con forza in vista del progetto che il Mite (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica) intende portare avanti nel Golfo di Squillace sotto la definizione di “Progetto di un parco eolico offshore di tipo galleggiante denominato Enotria, composto da n.37 aerogeneratori della potenza complessiva di 555 MW”, da realizzarsi a largo di Punta Stilo. Si tratta di un progetto offshore galleggiante denominato appunto “Enotria”.
Calabria, regione energivora o sfruttata?
La Calabria ha già una esorbitante produzione energetica che fornisce altre regioni italiane. Nel campo eolico occupa il sesto posto nazionale, con 624 aerogeneratori e una produzione di 1139 MW (fonte ANEV). L’obiettivo a lungo termine è raddoppiare la potenza installata entro il 2030. La regione contribuisce per circa il 7% alla produzione eolica nazionale, ma genera accese discussioni tra sindaci e cittadini per l’impatto paesaggistico e ambientale.
Le “zone calde” del conflitto
Le cosiddette “Zone Calde” sono nel Crotonese (Cirò, Carfizzi), nel Catanzarese (San Vito sullo Ionio) e nella Sila Greca (Acri), dove sono teatro di forti dibattiti. Si sperimenta anche l’eolico offshore flottante, come nel progetto Enotria, che dovrebbe ridurre l’impatto visivo e sfruttare meglio il vento in mare aperto.
Un equilibrio ancora da trovare
In conclusione la Calabria è una importante regione eolica, ma la sua rapida espansione solleva questioni cruciali di bilanciamento tra energia rinnovabile e tutela ambientale e paesaggistica. Agli sgoccioli, schematicamente, le associazioni pro sono Legambiente, WWF e FAI; quelle contro sono Italia Nostra e molte amministrazioni comunali. Tertium non datur. Così sembra.









