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10 Maggio 2026
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Gattuso tra presepe, Lippi e playoff: “L’Italia non è finita, ma ora servono nervi saldi”

Il ct della Nazionale si racconta a Viva Azzurro Tv: dai ricordi d’infanzia al Mondiale 2006, fino ai playoff. “Riprendo molto da Lippi, oggi serve continuità”

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Per Gennaro Gattuso il Natale non è solo una ricorrenza, ma uno stato d’animo. Luci, atmosfera, presepe e albero diventano simboli di un passato che ritorna. Il commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio, in un’intervista esclusiva a Viva Azzurro Tv, racconta un legame profondo con l’infanzia, fatta di poco ma vissuta con felicità autentica. Un tempo che ancora oggi gli trasmette serenità e forza.

L’eredità del 2006 e la lezione di Lippi

Il pensiero corre inevitabilmente al Mondiale del 2006, una vittoria che per Gattuso resta una bussola anche nel presente. Centrale, nel suo racconto, è la figura di Marcello Lippi, il ct capace di costruire un gruppo prima ancora che una squadra. Gattuso ammette di riproporre molti aspetti di quella gestione, soprattutto nel rapporto umano con i calciatori.

Quando un giocatore attraversa un momento complicato, la parola chiave resta fiducia. Incoraggiare, spingere a provarci fino all’ultimo, far sentire ciascuno parte di un progetto più grande. È una responsabilità che oggi il ct sente tutta sulle proprie spalle.

Qualificazioni difficili, ma segnali positivi

Lo sguardo si sposta sul presente e sul cammino dell’Italia verso i prossimi Campionati del Mondo, un percorso che costringerà gli Azzurri a passare dai playoff. Gattuso non nasconde le difficoltà, ma rivendica quanto visto in campo. Nelle partite disputate, fatta eccezione per l’ultima, la risposta dei calciatori è stata giudicata più che positiva.

Il gruppo, sottolinea il ct, ha mostrato mentalità, senso di appartenenza e disponibilità totale al sacrificio. Elementi che, nel calcio di oggi, fanno spesso la differenza più dei singoli episodi.

Il futuro e il calcio che cambia

Gattuso guarda avanti con realismo. Il calcio moderno, spiega, non concede più gare semplici né margini di distrazione. Ogni partita richiede concentrazione costante e capacità di reagire ai momenti negativi senza crollare.

La parola d’ordine resta continuità, da mantenere per tutti i 90 o 95 minuti. Solo così, secondo il ct, l’Italia potrà affrontare le sfide decisive con la solidità necessaria. Senza illusioni, ma con la convinzione che questo gruppo abbia ancora molto da dare.

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