17 Luglio 2026
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Goletta Verde e Arpacal, la guerra dei dati sul mare calabrese ma senza controlli è tutta aria fritta

Scontro sulla qualità delle acque, ma i 200 interventi programmati dalla Regione certificano le fragilità del sistema depurativo. Il nodo decisivo resta quello degli scarichi illeciti e dei controlli durante le ore notturne

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Come ogni anno la campagna di Legambiente, che tramite Goletta Verde monitora le condizioni del mare, ha dato luogo ad accese polemiche, forse quest’anno più virulente del solito. Come è noto, l’oggetto del contendere afferisce alle marcate discrasie tra i risultati dei prelievi effettuati dall’associazione ambientalista e quelli dell’Arpacal, l’agenzia regionale preposta – tra le altre cose – al monitoraggio delle acque costiere. Dal campionamento effettuato da Goletta Verde risulta che, dei 24 siti analizzati tra foci di fiumi (16) e direttamente a mare (8), solo nove rientrano nei parametri di legge, mentre dei rimanenti quindici punti uno viene classificato come “inquinato” e gli altri come “fortemente inquinati”. Dai controlli effettuati dall’agenzia regionale emerge invece che il 97% delle acque marine è “balneabile” e il 93% “eccellente”. Riassunta la questione ed evitando di entrare nel merito delle varie letture date ai risultati sopra richiamati, riteniamo opportuno evidenziare dei fatti inoppugnabili che consentono a tutti i lettori di effettuare proprie valutazioni anche alla luce delle esperienze direttamente vissute sulle spiagge.

Il mare non può essere sano senza una depurazione adeguata

In questo contesto, il punto di partenza non può che essere un assioma quasi banale per la sua ovvietà e dalla portata generale: non può esserci un mare batteriologicamente sano se il sistema depurativo non è adeguato. Ciò posto, bisogna chiedersi se in Calabria gli impianti di depurazione esistenti siano sufficienti ed efficienti: essendoci occupati spesso della tematica potremmo fornire delle risposte molto precise, ma preferiamo lasciare tale compito a chi, per il ruolo istituzionale che ricopre, è dotato del sigillo dell’ufficialità.

Ci riferiamo in modo specifico al presidente Occhiuto ed all’assessore all’ambiente Antonio Montuoro; entrambi, in separate circostanze, hanno annunciato che la Regione Calabria ha programmato circa 200 interventi per il comparto fognario e depurativo per un ammontare complessivo di 175 milioni di euro. Va da sé che se il sistema depurativo ha bisogno di una mole di interventi così corposa o è insufficiente oppure mal funzionante o entrambe le ipotesi.

Le procedure di infrazione e il commissariamento

D’altro canto bisogna anche tenere presente, ai fini di cui ci stiamo occupando, che l ’Unione Europea ha avviato una serie di procedure di infrazione in materia ambientale nei confronti dell’Italia, ed il Governo ha nominato un commissario unico affinché si occupi degli interventi necessari per uscire dalle predette procedure. Sono così tante le criticità individuate in Calabria che è stato necessario nominare un sub commissario ad hoc col fine di accelerare la progettazione e la realizzazione dei lavori di collettamento fognari e quant’altro sia utile per migliorare la qualità delle acque reflue.

Non appare ozioso neppure ricordare, con specifico riferimento alla provincia vibonese, che molti comuni montani ad oggi sono completamente privi di impianti di depurazione ed i relativi liquami fognari vengono sversati in torrenti e fiumi che a loro volta confluiscono nel fiume Mesima, il quale funge da collettore naturale che poi consegna tutto al mare.

Il sospetto sui risultati di Goletta Verde

Puntualizzati questi aspetti – purtroppo inoppugnabili, ma necessari per mettere tutti nelle condizioni di crearsi la propria opinione – e ritornando alle roventi polemiche sviluppatesi in seguito ai risultati del campionamento effettuato da Goletta Verde, qualcuno ha inteso veicolare l’idea, basandosi sui dati opposti scaturiti dalle analisi dell’Arpacal, che l’associazione ambientalista possa avere dei fini reconditi nello screditare il mare calabrese.

Una presa di posizione sulla quale non intendiamo entrare nel merito, preferendo, anche in questo caso, limitarci a fornire ai lettori elementi concreti sui quali formare il proprio pensiero. A tal fine va evidenziato che Legambiente è un’associazione ambientalista completamente sganciata dalla Regione Calabria, mentre l’Arpacal è un’agenzia regionale che, avuto riguardo a quello di cui ci stiamo occupando (attendibilità dei risultati dei campionamenti), rappresenta un paradosso, consistente nel fatto che il controllore (Arpacal) è economicamente dipendente dal controllato (Regione Calabria).

Il vero nodo è quello dei controlli

Chiuso questo capitolo, per quanto riguarda tutto il resto il timore è che le diatribe in atto in questi giorni servano solo a spostare l’attenzione da uno degli elementi chiave intorno al quale ruotano le più concrete chances di miglioramento delle condizioni del mare: i controlli. In quest’ottica un elemento di positiva novità è rappresentato dalla strada intrapresa dall’assessore Montuoro il quale, con la creazione dell’app Calabria Ambiente, ha messo ogni cittadino nelle condizioni di segnalare, rimanendo coperto dall’anonimato, tutte quelle situazioni d’illegalità che, nel loro complesso, incidono in maniera significativa sulle condizioni generale delle acque di balneazione.

Riteniamo però che il senso civico dei cittadini, se può coadiuvare l’attività degli organi preposti al controllo, non possa tuttavia surrogarla, in quanto gli autori dei comportamenti illeciti più dannosi possono essere colti sul fatto solamente attraverso l’attività delle forze dell’ordine, le persone comuni, in riferimento a tali comportamenti, al massimo ne possono registrare gli effetti.

Gli scarichi notturni e le immagini dopo le mareggiate

Diciamolo chiaramente, sono anni che residenti e turisti documentano fotograficamente le condizioni del mare dopo ogni mareggiata: strisce ininterrotte di liquami fognari che non possono, per la loro estensione, che essere frutto del criminale sversamento in mare, durante le ore notturne, da parte di qualche gestore privato di impianti depurativi, di liquami non trattati. Se non si interviene su questo devastante fenomeno, l’utilità delle segnalazioni sulle apposite app lascia il tempo che trova e l’accapigliarsi sull’attendibilità delle varie “analisi” si trasforma in un inutile flatus voci o, se si preferisce, in aria fritta.

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