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12 Marzo 2026
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Calabria
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Harry, il ciclone che ci ha svegliati: quando il Mediterraneo smette di essere un mare di pace

Credevamo che i cicloni fossero un problema lontano, esotico. Invece hanno bussato alla porta della Calabria, mettendo a nudo fragilità ambientali, culturali e amministrative che non possiamo più ignorare

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La Calabria è una bambina impaurita, irrigidita dal gelo di una conoscenza che non avrebbe mai pensato di dover fare, quella con la dimensione distruttiva dei cicloni.
Eravamo convinti che fossero inquilini scomodi dei climi americani, asiatici; parenti serpenti stretti dei soli oceani.

Invece Harry, con la sua potenza stordente, ci ha insegnato che anche dal grembo gentile di quello che, in definitiva, è un laghetto come il Mediterraneo, può nascere, crescere e pascere un mostro. E non una volta ogni vent’anni. La follia e l’imprevedibilità del clima sono ormai tali da poter trasformare, con una frequenza sconosciuta ai suoi popoli, un mare di pace in un killer.

In questi giorni pescecani e triglie da tastiera, innanzi alle immagini di distruzione provenienti dai litorali siculi, calabri e sardi, ripetono a mo’ di mantra che la natura si riprende quanto scippatole da un’edilizia balneare che in troppe circostanze è stata spregiudicata. Il che, in parte, è vero, ma non spiega il resto.

Non considera che il Mediterraneo è un tossicodipendente dei mali di un ambiente sfuggito al controllo. Tra le jatture, non bastava il processo silenzioso e irrefrenabile dell’americanizzazione della sanità. Oggi facciamo i conti con la “Trumpizzazione” delle buriane, che diventano cicloni dall’incedere caraibico.

Gli esperti dicono che dobbiamo prepararci ad accogliere anche le sorelle, i fratelli, i figli, insomma tutta la razza di Harry, intenzionata a trasferirsi nel nostro bacino.
Speriamo che l’imprevedibilità dei tempi li smentisca. Nel dubbio, cominciamo a rivoluzionare tutti insieme le nostre credenze, i nostri stili di vita e di amministrazione. Rivalutiamo la risorsa-entroterra, che abbiamo depredato di ogni bene, per gonfiare come rane le nostre marine che, infatti, sovente scoppiano.

Estremizziamo, davanti agli estremi della natura, permanentemente in stato d’ira verso l’uomo, la risorsa in cui la Calabria è n.1: la solidarietà operativa. Catanzaro, Siderno, Locri, Melito Porto Salvo, e tante altre località, stanno misurando in questi giorni terribili la “calabresità”, ossia un misto di tanti sentimenti che ci rendono Patria nella Patria. Le autorità, i governi, sappiano capitalizzare al meglio questo fattore, evitando frustranti ritardi. La ricostruzione deve essere un imperativo che, come tale, non può tollerare pastoie e burocrazia esasperata.


L’immagine in copertina è tratta dal satellite di COPERNICUS e mostra in tutte le conseguenze dell’impatto del Ciclone Harry sul Mediterraneo. I detriti sversati in mare dalle piogge copiose degli ultimi due giorni

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