“I sogni non sono capricci dell’anima, ma sono mappe. Sono il modo in cui il cuore ci dice dove siamo chiamati ad andare, anche quando la strada non è ancora visibile. Sognate, dunque. Sognate in grande“. Lo scrive monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano all’Ionio e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, nel suo tradizionale messaggio rivolto ai giovani pronti ad affrontare l’esame di Stato.
Il presule si rivolge direttamente ai ragazzi, consapevole delle voci disilluse che spesso li circondano e tentano di ridimensionare le loro aspettative per il futuro. “Qualcuno – afferma infatti Savino – vi dirà di essere pratici, di essere realistici, di abbassare lo sguardo verso ciò che è possibile invece di tenerlo alzato verso ciò che è desiderabile”.
Le difficoltà dei giovani al Sud e in un’Europa che invecchia
L’analisi del vicepresidente della Cei non ignora i nodi strutturali ed economici con cui i neodiplomati dovranno inevitabilmente scontrarsi, con una riflessione mirata sulla condizione giovanile nelle regioni meridionali e nel contesto continentale.
“Lo so che il mercato del lavoro è difficile – riconosce apertamente il vescovo – che le opportunità non sono distribuite in modo equo, che essere giovani al Sud, o essere giovani in generale, oggi, in questa Europa che invecchia e si stringe, significa spesso dover lottare due volte per ciò che ad altri sembra venire da sé”.
La maturità come “pazienza artigiana” contro l’incertezza
Nonostante lo scenario complesso, l’esortazione del pastore della diocesi cassanese punta a stimolare la resilienza e la forza interiore degli studenti, ridefinendo il concetto stesso di maturità biologica e intellettuale. “La vita – evidenzia il vicepresidente della Cei – non si costruisce tutta in una volta, si costruisce gesto dopo gesto, scelta dopo scelta, con la pazienza artigiana di chi sa che nulla di bello nasce senza fatica e senza tempo”.
Nelle battute finali della sua lettera aperta, monsignor Savino offre una chiave di lettura profonda per affrontare non solo le prove d’esame, ma l’intero percorso esistenziale che attende i ragazzi. “La maturità – conclude la nota del presule – non è la fine dell’incertezza ma è la capacità di stare nell’incertezza senza crollare“.









