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3 Marzo 2026
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Calabria
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Dai tombaroli ai musei: dodici reperti trafugati tornano allo Stato e finiscono a Vibo Valentia

Saccheggiati, nascosti, recuperati e riportati a casa, in Calabria. Dodici tesori archeologici ripresi dai Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e restituiti allo Stato

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Il 17 dicembre, a Venezia, presso il Salone del Piovego di Palazzo Ducale, si terrà la conferenza stampa dal titolo “Il ritorno a casa: reperti archeologici riconsegnati allo Stato”. L’incontro celebra la consegna di dodici reperti archeologici di eccezionale valore, recuperati dalla Soprintendenza di Venezia con il supporto del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e della Procura della Repubblica.

I manufatti, provenienti da scavi clandestini, saranno ora ospitati al Museo archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, dove saranno valorizzati e resi accessibili al pubblico.

Collaborazione virtuosa per la tutela del patrimonio

“La consegna di questi importanti reperti al Museo di Vibo è il frutto di una collaborazione virtuosa tra Carabinieri, Soprintendenza, istituzioni del Ministero della Cultura e la Direzione regionale Musei Calabria”, spiega Fabrizio Sudano, direttore della Direzione regionale Musei nazionali Calabria.

Sudano sottolinea come il lavoro integrato e costante consenta di restituire allo Stato beni di straordinario valore storico e identitario, trasformando manufatti sottratti illegalmente in patrimonio condiviso della collettività.

Nuova sala dedicata ai reperti confiscati

Il direttore del museo di Vibo, Michele Mazza, annuncia l’apertura di una sala dedicata ai reperti confiscati, dove sarà possibile raccontare non solo il valore storico e artistico dei manufatti, ma anche l’impegno quotidiano delle istituzioni nella lotta al traffico illecito e nella tutela del patrimonio culturale.

I reperti restituiti

Tra i beni recuperati figurano un cratere a mascheroni in ceramica apula a figure rosse del IV secolo a.C., un’hydria a figure rosse, una kylix a figure nere, un’oinochoe a figure rosse, una lekythos a figure nere, una testina fittile, una tanagrina, un askòs a forma umana in terracotta e uno in bronzo, una piccola kore in bronzo, uno specchio in osso con decorazione a sbalzo e un balsamario in vetro verde chiaro.

I manufatti erano custoditi in case private a Venezia, in un importante palazzo della città e presso un antiquario a Torino, e la loro restituzione conferma il ruolo del Museo di Vibo Valentia come presidio di tutela, ricerca e memoria del patrimonio archeologico calabrese. (Foto Ansa)

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