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20 Maggio 2026
20 Maggio 2026
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Recupero crediti, il Codacons va all’attacco: “Basta telefonate moleste e pressioni sulle famiglie”

L’associazione annuncia un esposto al Garante Privacy e all’Antitrust contro presunte pratiche invasive. Di Lieto: "Il credito si recupera con la legge, non con la paura"

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Un telefono che squilla durante i pasti, una chiamata che interrompe la vita domestica, una richiesta insistente su una posizione debitoria. È questa la situazione descritta dal Codacons in relazione a presunte pratiche scorrette nel recupero crediti. Secondo l’associazione dei consumatori, si tratterebbe di contatti ripetuti e invasivi, spesso effettuati in momenti considerati sensibili, con modalità tali da generare pressione psicologica sui destinatari.

“Chiamate insistenti e interlocutori poco trasparenti”

Nel racconto riportato dall’associazione, le telefonate arriverebbero anche dopo la richiesta esplicita di ricevere solo comunicazioni scritte. In alcuni casi, secondo il Codacons, non verrebbero fornite immediatamente informazioni complete sull’identità dell’interlocutore o sulla società incaricata del recupero crediti, con interruzioni improvvise della comunicazione quando vengono richiesti chiarimenti formali.

La posizione del Codacons

A intervenire è il vicepresidente nazionale e presidente Calabria del Codacons Francesco Di Lieto, che descrive un fenomeno diffuso. “È la fotografia di ciò che accade a tante, troppe famiglie: telefonate non richieste, interlocutori opachi, contatti non tracciabili e richieste verbali utilizzate come strumento di pressione”, afferma. Per l’associazione, il recupero crediti legittimo deve restare all’interno di procedure trasparenti e tracciabili.

I limiti fissati dalla normativa

Il Codacons richiama anche gli orientamenti del Garante per la protezione dei dati personali, secondo cui le attività di recupero crediti non possono assumere forme invasive o lesive della dignità delle persone. Le informazioni relative a situazioni debitorie, secondo tali indicazioni, non devono essere diffuse a terzi né utilizzate come strumento di pressione sociale o familiare.

L’esposto alle autorità

L’associazione ha annunciato la presentazione di un esposto al Garante Privacy e all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, chiedendo verifiche su pratiche ritenute scorrette. L’obiettivo è quello di fermare comportamenti che, secondo il Codacons, trasformerebbero le difficoltà economiche in forme di pressione indebita e potenziale molestia.

“Il credito si recupera con la legge, non con la paura”

Nel messaggio finale, il Codacons ribadisce la necessità di riportare le attività di recupero crediti entro i confini della legalità. “Chi vanta un credito ha strumenti legali per farlo valere, non ha il diritto di usare la vergogna, l’insistenza o l’invasione della vita privata”, viene sottolineato. E la conclusione è netta: “La dignità non si sollecita, non si espone, non si pignora”.

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