“Il Venezuela non ha alcun ruolo di rilievo nel narcotraffico internazionale. Se questa è la ragione addotta, l’attacco non è affatto giustificato“.
È netto il giudizio di Antonio Nicaso, scrittore e saggista considerato uno dei maggiori esperti di criminalità organizzata transnazionale. L’argomento usato per giustificare l’attacco politico e diplomatico di Donald Trump sarebbe solo una scusa geopolitica. L’analisi, pubblicata su Il Fatto Quotidiano, smonta la narrazione ufficiale.
Secondo Nicaso, la narrazione che dipinge Caracas come uno snodo centrale del traffico di cocaina non regge alla prova dei dati e delle rotte reali della droga, che continuano a privilegiare altri Paesi dell’America Latina.
“La guerra alla droga è diventata un alibi politico”
Per l’autore, il riferimento al narcotraffico serve soprattutto a legittimare scelte di politica estera aggressive.
“La droga è la scusa“, spiega Nicaso, sottolineando come la retorica securitaria venga spesso utilizzata per colpire governi scomodi sul piano geopolitico, più che per affrontare realmente i flussi criminali.
Un copione già visto, osserva l’esperto, in cui la “guerra alla droga” diventa uno strumento politico, svuotato di reale efficacia sul piano del contrasto alle mafie globali.
I veri cartelli e le rotte che contano
Nel suo ultimo libro, Cartelli di sangue, scritto con il procuratore Nicola Gratteri, Nicaso ricostruisce la mappa reale del narcotraffico internazionale, indicando chiaramente dove si concentrano produzione, smistamento e riciclaggio.
“I grandi flussi passano altrove“, ribadisce, ricordando che il cuore del business resta in mano a cartelli ben strutturati, con appoggi finanziari e logistici in Paesi che raramente finiscono nel mirino della politica statunitense.








