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17 Marzo 2026
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La Renault 4 rossa di Aldo Moro, la storia si ferma a Catanzaro: esposta per la prima volta fuori museo

L'eredità morale dello statista al centro delle Giornate della legalità. Coincidenze e verità nascoste che interrogano le nuove generazioni sul senso del dovere e della democrazia

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La Renault 4 rossa in cui, il 9 maggio del 1978, fu ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro, ha lasciato per la prima volta il Museo della Polizia di Stato per essere esposta al pubblico a Catanzaro. L’evento si è svolto nell’ambito delle Giornate della Legalità promosse dalla Polizia di Stato in collaborazione con la Camera di Commercio di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia.

L’esposizione dell’auto, simbolo di una delle pagine più oscure e tragiche della storia repubblicana, ha costituito il fulcro della prima giornata dedicata all’eredità morale dello statista democristiano. L’iniziativa, che ha visto la partecipazione di autorità istituzionali, rappresentanti delle forze dell’ordine e numerosi studenti, mira a trasformare l’oggetto del dolore in uno strumento di memoria civica e coscienza collettiva. L’auto sarà accessibile al pubblico anche nella giornata di domani, presso la sede della Camera di Commercio.

La coincidenza amara e le “verità nascoste” del caso Moro

A rendere ancora più pregnante l’esposizione a Catanzaro è stata la notizia della morte, avvenuta in contemporanea, di Anna Laura Braghetti, una delle militanti delle Brigate Rosse che prese parte attiva al sequestro e all’omicidio di Moro. Una amara coincidenza che ha inevitabilmente riportato l’attenzione sui 55 giorni di prigionia e sulle dinamiche che hanno segnato la fine dello statista.

Sulla complessità e le verità mai del tutto svelate del caso è intervenuto Gero Grassi, presidente della seconda Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro. Grassi ha lanciato un monito agli studenti presenti: “In via Fani non c’erano solo le Brigate Rosse, c’erano anche le Brigate Rosse. Moro è stato rapito e ucciso da una pluralità di soggetti.” Sottolineando l’importanza di tali iniziative, ha ribadito che “libertà, democrazia, repubblica non sono punti di arrivo, ma punti di partenza“.

Un esempio per le nuove generazioni: etica e senso del dovere

L’incontro è stato anche un momento di profonda riflessione sul valore storico del rapimento. Pietro Falbo, presidente della Camera di commercio, ha affermato che la storia di via Fani e della prigionia di Moro “sono la storia d’Italia,” contenendo in quei 55 giorni dinamiche che vanno dal Dopoguerra fino ai giorni nostri. “È come riappropriarsi di una coscienza collettiva,” ha concluso, evidenziando che per vivere il presente e immaginare il futuro è necessario conoscere il passato. Il questore di Catanzaro, Giuseppe Linares, ha ricordato il pensiero etico di Moro, citando il suo insegnamento: “‘la persona prima di tutto’.” A ciò ha aggiunto la massima secondo cui “la stagione delle libertà in Italia sarà effimera se non rinascerà un nuovo senso del dovere.” Un concetto ribadito anche dal prefetto Castrese De Rosa, che ha rimarcato l’importanza di “Raccontare quella stagione e un personaggio come Moro ai ragazzi che non l’hanno vissuti” poiché il senso del dovere, delle istituzioni e della legalità incarnato da Moro e il suo sacrificio

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