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3 Marzo 2026
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Le mascotte dimenticate e l’orgoglio calabrese: la storia di Tina e Milo, dalla Sila alle Olimpiadi di Milano-Cortina

Dal piccolo zoo olimpico alla vittoria di studenti calabresi: le mascotte spariscono, ma il contributo della Calabria resta invisibile

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Dopo Smoky, il cane (Olimpiadi invernali di Los Angeles 1932), Schuss, lo sciatore stilizzato, (Olimpiadi invernali di Grenoble 1968), Waldi, ancora un cane bassotto, (Olimpiadi invernali di Monaco di Baviera 1972), Schneemann, il pupazzo di neve rappresentante la semplicità nei giochi (Olimpici invernali di Innsbruck 1976), Haakon e Kristin, i due bambini norvegesi vestiti con costumi tradizionali, (Olimpiadi invernali di Lillehammer 1994), Roni the raccoon, un procione, (Olimpiadi invernali di Lake Placid – Stato di New York 1980), Vuchko, un piccolo lupo, Sarajevo (1984), Howdy e Hidy, due orsi polari che rappresentano l’ospitalità dei canadesi, Calgary (1988), Magique, un folletto a forma di stella, Albertville – Francia (1992), Haakon e Kristin, due bambini norvegesi vestiti con costumi tradizionali (Olimpiadi invernali di Lillehammer – Norvegia 1994), Snowlets – Sukki, Nokki, Lekki e Tsukki, quattro gufi che ricordano le quattro principali isole giapponesi e gli anni che intercorsero tra due giochi olimpici (Olimpiadi invernali di Nagano – Giappone 1998), Powder, una lepre bianca rappresentante la velocità, Copper, un coyote rappresentante il coraggio, Coal, un orso bruno rappresentante la resistenza, tutti e tre ricordano anche il motto olimpico (citius, altius, fortius), (Olimpiadi invernali di Salt Lake – Utah 2002), Neve e Gliz, una pallina di neve e un cubetto di ghiaccio, gli elementi essenziali per lo svolgimento delle (Olimpiadi invernali Torino 2006), Miga, Quatchi e Mukmuk, tre animali diffusi in Canada, Vancouver (2010).

Il concorso e il voto popolare

A partire dai XXII Giochi olimpici invernali, per scegliere le mascotte dei Giochi olimpici il comitato organizzatore ha istituito un concorso.
Una giuria di esperti ha valutato oltre 24.000 disegni ricevuti e tra tutti questi ha scelto una lista di mascotte che è successivamente stata oggetto di una votazione pubblica nel corso di un programma televisivo.

Le mascotte vincitrici sono state: Bely Mishka, un orso polare, Snow Leopard, un leopardo dell’Amur, Zaika, una lepre delle nevi, Soči – Russia (2014); Soohorang, una tigre bianca (Olimpiadi invernali di Pyeongchang – Corea del Sud 2018), Phryge, un berretto frigio (Olimpiadi invernali di Pechino 2022), e infine Tina e Milo, due ermellini (Olimpiadi invernali di Milano e Cortina d’Ampezzo 2026).

Dopo? Tanto e niente

Dopo? Tanto e niente. Sin qui l’elenco delle mascotte delle Olimpiadi invernali a partire dal 1932, anche se le Olimpiadi invernali sono nate a Chamonix-Mont-Blanc, in Francia, il 25 gennaio 1924.

Accanto al piccolo zoo e ai segni degli ideali decubertiani ci sono (c’erano) le mascotte che, nell’euforia della chiusura olimpica (30 medaglie e mezzo miliardo di spettatori sono state un successo), sono sparite.
Dimenticate.

Chi ha disegnato Tina e Milo

Ma chi ha disegnato Tina e Milo, le mascotte della manifestazione? Tina e Milo sono stati disegnati dagli studenti dell’Istituto Comprensivo di Taverna, in Calabria, che hanno vinto, con il 53 per cento dei voti, il concorso che è stato una collaborazione tra il Comitato Organizzatore Milano Cortina 2026 e il Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Gli ermellini delle Olimpiadi

Milo e Tina sono due ermellini (nome scientifico: “Mustela erminea”), mascotte ufficiali delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, che rappresentano rispettivamente i Giochi Olimpici (Tina, manto bianco) e Paralimpici (Milo, manto bruno), simboleggiando la diversità e l’aiuto reciproco, con nomi ispirati alle città ospitanti. Tina: ermellino femmina, manto bianco (invernale), mascotte Olimpica; Milo: ermellino maschio, manto bruno (estivo), mascotte Paralimpica.

Diversità, inclusione e Gen Z

Tina e Milo sono fratelli. Tina, la mascotte olimpica, ha il manto bianco e si è trasferita dalle montagne italiane alla città per esplorare cose nuove. Suo fratello Milo, la mascotte paralimpica, ha il manto marrone ed è nato senza una gamba, ma usa la coda per aiutarsi a camminare.

Gli studenti designer di Tina e Milo hanno detto che gli ermellini sono simboli di innocenza e purezza, e che i due colori di mantello rappresentano dualità e diversità. Il Comitato Organizzatore di Milano Cortina 2026 ha descritto la coppia come le “prime mascotte apertamente Gen Z”.

I fiori invisibili

Le mascotte durante i giochi olimpici sono stati accompagnati da una squadra di sei fiori di bucaneve antropomorfi, chiamati the Flo, basati sui design dei secondi classificati nel concorso delle mascotte, progettati dagli studenti dell’Istituto Comprensivo Sabin di Segrate. Simboleggiavano speranza e resilienza. Ma nessuno l’ha notato. La Regione Calabria, per l’occasione, ha voluto ricordare il valore del contributo calabrese all’evento internazionale. Minimo sindacale.

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