La proroga era nell’area ed è stata stabilita nell’ultima riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica riunitosi la scorsa settimana in Prefettura. Prorogato di altri tre mesi il lavoro della Commissione d’accesso all‘Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia. Altri novanta giorni a disposizione per la triade commissariale che sta passando ai raggi X ogni singolo atto per accertare eventuali condizionamenti criminali o infiltrazioni mafiose. A capo della commissione rimarrà Orazio Marini, che dal prossimo uno marzo lascerà l’incarico di vice questore vicario e al suo posto nell’ufficio ubicato al terzo piano della Questura arriverà il capo della Squadra Mobile di Catanzaro Fabio Catalano.
L’inchiesta “Maestrale-Carthago”
L’invio della Commissione di accesso era stato deciso nello scorso mese di novembre. Che fosse una eventualità concreta lo si era capito già prima a seguito di quanto emerso soprattutto dall’inchiesta della Dda di Catanzaro, “Maestrale-Carthago” che aveva portato al coinvolgimento di alcuni dirigenti, tra attuali e passati, nonché funzionari cui vengono contestate diverse accuse, alcune delle quali particolarmente rilevanti quanto inquietanti come il concorso esterno in associazione mafiosa. E, laddove quest’ultima non viene mossa, vi sono altri reati con l’aggravante della mafiosità. A finire nella rete degli investigatori dell’antimafia erano stati Cesare Pasqua, ex dirigente del servizio di prevenzione dell’Asp, Francesco Massara, dirigente del dipartimento di veterinaria, ma oltre questo è tutto il sottobosco che ruota attorno alla gestione di questi anni che ha indotto il prefetto a volerci vedere chiaro.
“Un’immensa zona grigia”. Così un ex direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale descriveva Vibo Valentia nel 2014. In una lunga conversazione con un dirigente regionale finita agli atti della maxi inchiesta della Dda di Catanzaro nome in codice “Maestrale-Carthago”, la città veniva dipinta come “un posto veramente fuori dal mondo” dilaniato non solo dalla ‘ndrangheta ma anche dalla borghesia mafiosa: “Li ci sono state sempre delle faide interne, c’erano tre grosse famiglie che gestivano Vibo Valentia. Loro facevano il bello e il cattivo tempo” (LEGGI QUI).
La Dda di Catanzaro: “Condizionamento totale”
A leggere le carte dei due filoni d’indagine di Maestrale l’invio della commissione d’accesso antimafia all’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia è stato atto dovuto. Per la Dda di Catanzaro “il quadro investigativo emerso consente di avere un chiaro panorama di cointeressenza dell’Asp di Vibo Valentia sia con la criminalità organizzata e sia con esponenti politici di vario livello. Tale cointeressenza di fatto condiziona in modo totale l’esercizio delle funzioni dell’ente che mediante i propri atti risponde a logiche criminali e politiche invece che perseguire l’interesse pubblico afferente la sanità”. Per i sostituti procuratori Antonio De Bernardo, Annamaria Frustaci e Andrea Buzzelli non si tratta di semplici sospetti ma di “risultanze acquisite, suffragate dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, che consentono di individuare specifici legami con i vari dirigenti medici da parte di esponenti politici e criminali”. Nel mirino sono quindi finiti concorsi, appalti, nomine dettati da condizionamenti della criminalità organizzata e logiche politico-clientelari che hanno contribuito ad affossare la sanità vibonese. ‘Ndrangheta e politica a braccetto nella gestione dell’Asp di Vibo Valentia nell’ultimo decennio secondo le ricostruzioni investigative finite agli atti di una delle ultime inchieste della Dda di Catanzaro a guida Nicola Gratteri che, non a caso, parla di “condizionamento totale”.








