Mamma Natuzza viveva la Settimana Santa, e in particolare il Giovedì Santo, in una profonda unione con le sofferenze di Cristo, offrendo le sue pene per la salvezza delle anime. Durante questi giorni, la Mistica riviveva misticamente sulle proprie carni le sofferenze della Passione di Gesù, entrando in una dimensione spirituale intensa e totalizzante. Il Giovedì Santo diventava così un momento di preghiera profonda e di partecipazione al sacrificio di Cristo per l’umanità. Natuzza incoraggiava tutti a seguire Gesù, definendolo “buono, misericordioso, padre e madre”, e invitava a pregare costantemente per la salvezza delle anime.
Una vita di servizio e amore per gli altri
Nel contesto delle celebrazioni pasquali, la sua vita testimoniava la necessità di amare e aiutare il prossimo, soprattutto i più sofferenti, incarnando pienamente lo spirito del servizio cristiano. La sua profonda fede e la dedizione al “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” hanno lasciato un’impronta spirituale fortissima, ancora oggi particolarmente sentita nel periodo pasquale. Mamma Natuzza ci ha insegnato a vivere il Giovedì Santo con trasporto emotivo e consapevolezza, per comprendere fino in fondo il sacrificio del Figlio di Dio.
Il Giovedì Santo: tra liturgia e mistero
Il Giovedì Santo apre il Triduo Pasquale ed è scandito da due momenti fondamentali. La Messa del Crisma, durante la quale il vescovo benedice gli oli destinati ai sacramenti, vede ogni presbitero stringersi attorno al proprio Pastore per rinnovare le promesse sacerdotali. Mamma Natuzza viveva questa giornata “sprofondata” nel dolore, partecipando interiormente al mistero della Croce. Con la Messa nella Cena del Signore, la Chiesa fa memoria dell’Ultima Cena e contempla, nella lavanda dei piedi, il mistero di un Dio che si fa servo.
L’amore che si abbassa: il messaggio di Cristo
Gesù si spoglia della propria dignità, indossa l’abito del servizio e lava i piedi ai suoi discepoli. Con questo gesto profetico anticipa il dono totale di sé sulla Croce. È lo stile di Dio: abbassarsi, servire, amare senza misura. È “l’amore più grande” descritto nel Vangelo di Giovanni, la via indicata per “avere parte con Lui”.
La veglia e il silenzio del Getsemani
La celebrazione del Giovedì Santo non si conclude con il congedo: tutto il Triduo Pasquale è un’unica grande celebrazione del mistero di Cristo. Nelle ore notturne, la Chiesa invita alla veglia, per rivivere l’esperienza degli apostoli nel Getsemani, quando Gesù chiese di accompagnarlo nella preghiera.
Natuzza, segno vivente del mistero pasquale
Natuzza Evolo, quando era in vita, viveva il Giovedì Santo con un’intensità tale da diventare, per i credenti, parte integrante del progetto salvifico di Gesù. Una testimonianza che ancora oggi parla ai fedeli, richiamando al senso più autentico della Pasqua: soffrire con Cristo, servire gli altri, amare senza riserve.









