“28 logge massoniche su 32 in Calabria essenzialmente controllate dalla ‘ndrangheta”. Lo afferma un rapporto esplosivo della Gran Loggia Unita d’Inghilterra che chiede la sospensione del riconoscimento del Grande Oriente d’Italia (GOI).
‘Ndrangheta: “28 logge su 32 in Calabria controllate”
Il documento cita le dimissioni del 1993 di Giuliano Di Bernardo, professore universitario eletto Gran Maestro del Goi nel 1990, che “nell’aprile del 1993 prese la decisione senza precedenti di dimettersi pur essendo ancora Gran Maestro”.
Nella sua dichiarazione di dimissioni e nella successiva testimonianza in tribunale, Di Bernardo fece “affermazioni esplosive”: “Delle 32 logge in Calabria, 28 erano essenzialmente controllate dalla ‘ndrangheta“. Inoltre sosteneva che “membri di alto rango del Goi stessero proteggendo questi elementi criminali per mantenere il proprio potere”.
“Logge calabresi luoghi ideali per incontrare colletti bianchi”
Il rapporto della Gran Loggia Unita d’Inghilterra spiega che “la ‘ndrangheta (Calabria) è spesso citata dai procuratori antimafia come il gruppo più attivo nello sfruttamento dei legami massonici“.
La ragione è chiara: “A causa della sua natura iper-mobile e segreta, la ‘ndrangheta considera le logge massoniche in Calabria come luoghi ideali per incontrare i colletti bianchi (in particolare avvocati, giudici e politici) senza attirare l’attenzione della polizia”.
Un sistema che permette alla criminalità organizzata di entrare in contatto con professionisti e rappresentanti delle istituzioni in un ambiente apparentemente insospettabile.
Inchiesta Cordova: morte sospetta del notaio Marrapodi
L’immediata scintilla che causò la rottura del 1993 fu “un’imponente inchiesta giudiziaria guidata da Agostino Cordova, procuratore di Palmi, in Calabria”. Cordova stava indagando sulla “morte sospetta di un notaio, Pietro Marrapodi, che aveva iniziato a rivelare ‘l’anima oscura‘ della Massoneria calabrese“.
L’indagine di Cordova “suggeriva che la ‘ndrangheta (la mafia calabrese) si fosse sistematicamente infiltrata nelle logge del Goi nel sud”. Nel 1992 e 1993, “la polizia italiana effettuò incursioni nella sede centrale del Goi a Palazzo Giustiniani, sequestrando elenchi di iscritti e documenti sensibili”.
“Area grigia” tra criminalità organizzata e professioni legittime
Il rapporto introduce il concetto di “Area Grigia“, termine “usato dagli investigatori italiani per descrivere l’intersezione tra criminalità organizzata e le sfere professionali legittime”.
Il documento spiega che “pur non essendo una rete riconosciuta come la mafia, il Goi è spesso definito la ‘Fratellanza Losca‘ di funzionari corrotti e criminali ed è il bersaglio principale delle moderne attività antimafia all’interno della Massoneria italiana”.
Secondo il rapporto, questi gruppi “sembrano esercitare un certo controllo sul GOI e sono accusati di utilizzare singole logge, in particolare nel Sud Italia, come ‘zone grigie‘ per entrare in contatto con professionisti e politici”.
Cosa Nostra, Camorra e le “Tre Grandi” organizzazioni criminali
Il rapporto non si limita alla ‘ndrangheta ma elenca anche le altre due principali organizzazioni criminali che avrebbero infiltrato la massoneria italiana.
Indagini, come quelle che hanno portato ai sequestri parlamentari del 2017 e del 2024 degli elenchi dei membri del Goi, hanno preso di mira specificamente le logge in Sicilia. La preoccupazione è che i membri della mafia di Cosa Nostra “si infiltrino nelle logge massoniche per ottenere clemenza giudiziaria e appalti pubblici“.
Anche la Camorra “sebbene meno rituale della ‘ndrangheta, è stata implicata in tentativi di infiltrarsi negli ambienti sociali e professionali attraverso le logge locali”.
Il documento parla esplicitamente delle “Tre Grandi” organizzazioni criminali.
Scandalo P2 e revoca riconoscimento 1993
Il rapporto ricorda anche lo scandalo P2 degli anni ’70 e ’80, quando “la Loggia, pur operando sotto il Goi, divenne uno ‘stato nello stato‘, dedito alla sovversione politica e ai reati finanziari”.
Sotto la guida di Licio Gelli, la P2 “fungeva da rete di quasi 1.000 élite, tra cui capi dei servizi segreti, leader militari e magnati dei media, per influenzare il governo italiano”.
Nel 1993, la Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE) “compì il passo monumentale di revocare il riconoscimento al GOI”, citando “la sua incapacità di prendere le distanze dalle controversie politiche”.
Gran Loggia Regolare d’Italia: “Piccola, elitaria e iper-trasparente”
Dopo le dimissioni di Di Bernardo, “pochi giorni dopo, Di Bernardo fondò la Gran Loggia Regolare d’Italia (GLRI)”. Il suo obiettivo era “creare un ambiente massonico ‘sano‘ che seguisse rigorosamente gli standard della Gran Loggia Unita d’Inghilterra”.
La Glri “fu concepita per essere piccola, elitaria e iper-trasparente per evitare i problemi che avevano afflitto il Goi”.
Nel dicembre 1993, l’Ugle “riconobbe la Glri come unica associazione massonica regolare in Italia, uno status che la Glri mantenne in via esclusiva per oltre 30 anni“.
Leo Taroni estromesso “sotto minaccia di assassinio”
Il documento elenca le irregolarità recenti del Goi: “Nel 2024, il Goi ha eletto un nuovo Gran Maestro, Leo Taroni, la cui campagna elettorale è stata caratterizzata dall’opposizione allo status quo. Il suo programma si è concentrato sulla trasparenza e sulla lotta alle influenze mafiose“.
Tuttavia, “Taroni è stato estromesso prima di essere insediato come Gran Maestro a causa di manipolazioni elettorali interne. In seguito, ha ritirato i suoi appelli sotto minaccia di assassinio“. Inoltre, “lo scorso anno, 40 logge e 3.600 massoni hanno lasciato il Goi per unirsi al Glri”.
Gran Loggia Unita d’Inghilterra chiede sospensione riconoscimento Goi
Il rapporto si conclude chiedendo formalmente la sospensione del riconoscimento del Grande Oriente d’Italia: “Sospendendo il riconoscimento del Goi e abbracciando pienamente la Glri, non stiamo ‘prendendo posizione’ in una disputa estera. Piuttosto, stiamo riaffermando il nostro impegno nei confronti degli Antichi Monumenti”.
I firmatari del documento dichiarano: “Il Grande Oriente d’Italia, nonostante le sue dimensioni, ha ripetutamente dimostrato che il suo governo è suscettibile alle pressioni del mondo profano e alle influenze criminali“.









