Finalmente un intervento del Governo su salari, affitti, carburanti, scuola e sanità. Era quello che avremmo voluto leggere dopo l’annuncio della presidente Giorgia Meloni, che da Milano ha comunicato l’approvazione di un nuovo decreto per prevenire e contrastare le violenze. E invece ancora una volta si interviene sugli effetti della rabbia, mentre le cause economiche e sociali che alimentano il malessere restano in attesa di risposte. Naturalmente la violenza non ha giustificazioni, ma la sicurezza di un Paese non si misura soltanto dall’ordine nelle piazze: si misura anche dalla possibilità di lavorare, vivere dignitosamente e arrivare alla fine del mese.
I camionisti restano fermi fino al 27 ottobre
Intanto, dalla Calabria arriva una lezione di dignità e determinazione. Dopo l’incontro con Matteo Salvini a Milano, Fedralog Calabria ha confermato la prosecuzione della protesta fino al 27 ottobre, ritenendo insufficienti le misure annunciate. Altre rappresentanze hanno accolto le aperture del Governo, i calabresi no. Perché sbloccare risorse già previste e promettere nuovi ristori non significa necessariamente risolvere i problemi strutturali di un settore che non riesce più a sostenere il costo del carburante. E le briciole, come hanno chiarito gli autotrasportatori, non bastano.
Nel frattempo, le conseguenze del fermo cominciano a vedersi anche nei mercati e nei supermercati, con difficoltà negli approvvigionamenti di frutta, verdura e altri prodotti freschi. Le città che rischiano di restare senza ortofrutta raccontano un paradosso tutto italiano: scopriamo quanto sia indispensabile il lavoro di qualcuno soltanto quando quel qualcuno smette di lavorare. E scopriamo anche quanto sia fragile un sistema economico in cui bastano pochi giorni di trasporti interrotti per mettere in difficoltà intere filiere. Il disagio per cittadini e commercianti è reale e non va minimizzato, ma dovrebbe spingere a cercare soluzioni, non soltanto colpevoli.
Occhiuto ai presidi: gli applausi non bastano
Ai presidi di Falerna e Lamezia Terme è arrivato anche il presidente Roberto Occhiuto, che ha ringraziato agricoltori e autotrasportatori per la compostezza delle manifestazioni, contrapponendola alle violenze registrate altrove. Un riconoscimento importante, accompagnato dall’intervento regionale da 15 milioni di euro, ma che pone anche una responsabilità politica: Occhiuto è vicesegretario nazionale di Forza Italia, partito della maggioranza di Governo, e ha dunque la possibilità di portare quelle rivendicazioni direttamente a Roma. La dignità dei manifestanti non può essere soltanto applaudita: deve essere ascoltata.
Il Sud rivendica il diritto di lavorare
E forse è proprio questo l’aspetto più interessante della protesta calabrese. Per anni il Sud è stato raccontato come una terra che chiede assistenza, mentre oggi sono imprenditori e lavoratori a rivendicare il diritto di produrre senza essere soffocati dai costi. Non chiedono privilegi, chiedono condizioni per restare sul mercato. E soprattutto dimostrano che il confronto con le istituzioni non obbliga ad accettare qualsiasi proposta, né a ringraziare per ciò che si ritiene insufficiente.
Certo, una protesta che mette in difficoltà altre imprese e famiglie deve misurarsi anche con le proprie conseguenze, perché il diritto di manifestare non cancella i diritti degli altri. Ma sarebbe altrettanto sbagliato considerare conclusa una vertenza soltanto perché qualcuno ha deciso di tornare a lavorare.
La pace sociale non si ottiene con un decreto
La Calabria, questa volta, non chiede di essere compatita e nemmeno celebrata per la sua pazienza. Chiede di essere presa sul serio. E mentre il Governo continua a parlare soprattutto di sicurezza, da questa terra arriva un messaggio semplice: una piazza pacifica non è necessariamente una piazza soddisfatta. E la pace sociale non si ottiene con un decreto, ma con risposte capaci di restituire valore al lavoro.














