Il mondo agricolo torna a lanciare un segnale di allarme sui costi di produzione. A farlo è Copagri Calabria, che chiede alle istituzioni controlli immediati per evitare distorsioni nel mercato dei prodotti energetici e dei fertilizzanti utilizzati nelle campagne.
“Sollecitiamo le autorità preposte ad effettuare i dovuti controlli per garantire un regolare commercio, privo di forme di speculazione che non hanno nulla a che vedere con i fatti politici del Medioriente ma che vengono utilizzati per lucrare in maniera spregiudicata e meschina sulle spalle degli agricoltori prima e dei consumatori poi”, afferma il presidente Francesco Macrì.
Un sistema agricolo fragile
Secondo il presidente di Copagri Calabria, il tessuto produttivo del Paese — e in particolare quello del Mezzogiorno — è costituito soprattutto da aziende medio-piccole, spesso di pochi ettari, che svolgono però un ruolo essenziale nella tutela del territorio e nella prevenzione del degrado ambientale.
“Il comparto agricolo — sottolinea Macrì — è già chiamato a continui adeguamenti normativi e a sostenere costi crescenti. L’unica vera leva per resistere è la vendita dei prodotti agricoli, ma spesso i ricavi sono modesti e fortemente influenzati sia dal clima sia dalle dinamiche dei mercati internazionali”.
Un equilibrio già precario che, secondo l’organizzazione agricola, rischia di incrinarsi ulteriormente.
Il nodo Mercosur
Tra le preoccupazioni del settore riemerge anche il dossier degli accordi commerciali con il Mercosur, al momento rinviati ma non definitivamente accantonati.
“C’è il rischio — avverte Macrì — che il tema venga riproposto quando l’attenzione pubblica sarà più bassa, magari durante le festività o nel periodo estivo». Il timore riguarda soprattutto l’ingresso nel mercato europeo di prodotti agroalimentari provenienti da Paesi con regole di produzione diverse, dove sarebbero ancora utilizzati fitofarmaci vietati da anni in Italia.
Gasolio agricolo: aumenti record
La nuova tensione geopolitica in Medio Oriente ha riacceso anche la questione energetica. Dopo i bombardamenti su siti militari e petroliere, i listini petroliferi hanno registrato un aumento di circa 11 dollari al barile.
Un incremento che, secondo Copagri, non giustificherebbe però i rincari registrati nei distributori agricoli.
In appena dieci giorni, il gasolio sarebbe passato da 0,92 euro al litro a 1,35 euro, con un aumento di 0,43 euro al litro, pari a circa il 46%.
“Numeri difficili da spiegare — evidenzia Macrì — se si considera che l’incremento della materia prima corrisponde a pochi millesimi di euro al litro”.
Concimi più cari e consegne rinviate
Un fenomeno analogo riguarderebbe anche i concimi azotati, i cui prezzi starebbero seguendo la stessa tendenza al rialzo.
Copagri segnala inoltre diversi casi in cui rivenditori avrebbero rinviato la consegna dei fertilizzanti, nonostante il prodotto fosse già disponibile in magazzino.
Secondo le segnalazioni raccolte dal sindacato agricolo, i fornitori avrebbero giustificato il rinvio con l’incertezza legata alla crisi internazionale, proponendo poi la vendita a prezzi maggiorati tra il 25% e il 30%.
L’appello alle istituzioni
Per Copagri si tratta di segnali che rischiano di aggravare ulteriormente la condizione di un comparto già sotto pressione.
“Questi sono fatti registrati e registrabili — conclude il presidente Macrì —. Chiediamo alle autorità di intervenire con verifiche puntuali per garantire trasparenza nel mercato e impedire pratiche speculative che mettono in difficoltà l’intero sistema agricolo”.
Un appello che arriva in un momento cruciale dell’anno per le campagne, proprio mentre le aziende sono impegnate nelle operazioni di concimazione e preparazione delle colture primaverili.









