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3 Marzo 2026
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Palestra negata agli studenti  della scuola “Bruzzano” di Vibo: il diritto al movimento sacrificato all’indifferenza

Una comunità scolastica privata degli spazi per l’attività motoria: tra burocrazia, scelte rinviate e responsabilità politiche, gli alunni restano senza palestra e senza risposte

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C’è qualcosa di profondamente stonato nella vicenda che riguarda la Scuola Secondaria “Bruzzano” di Vibo Valentia. Da oggi, infatti, gli alunni non potranno più svolgere le attività pratiche di Scienze Motorie. Non perché manchino i docenti, non perché ci siano problemi didattici, non perché vi siano stati tagli ministeriali. Ma per una ragione tanto semplice quanto inaccettabile: la scuola non ha una palestra. E gli spazi che fino ad oggi erano stati concessi, grazie alla disponibilità e alla buona volontà della Dirigente, non sono più fruibili.

Gli studenti pagano il prezzo più alto

Siamo davanti all’ennesimo caso in cui la scuola resta l’ultima voce ad essere ascoltata, e i primi a pagare sono gli studenti. Bambini e ragazzi privati di un diritto basilare: muoversi, fare attività motoria, crescere in modo equilibrato. Privati di ciò che l’educazione fisica rappresenta: non solo sport, ma salute, disciplina, socialità, rispetto delle regole, benessere psicofisico.

Una sede “provvisoria” che dura da anni

Il problema, però, non nasce oggi. Affonda le radici in decisioni amministrative rinviate e in edifici storici mai restituiti alla loro funzione originaria. La “Bruzzano” da anni vive in una sede provvisoria che provvisoria non è più. Nell’ex GIL non ci sono spazi adeguati. Non ci sono laboratori. Non c’è una palestra. E, come spesso accade, ciò che nasce come temporaneo diventa definitivo per inerzia, lasciando che le criticità si sedimentino fino a diventare abitudine.

L’appello della Dirigente e la porta chiusa della politica

La Dirigente, con una nota dai toni umani e accorati, ha ricordato che la scuola storicamente disponeva di una sede in centro. Ha chiesto, mesi fa, la riassegnazione parziale degli spazi dell’ex Caserma “Garibaldi”: spazi ampi, adeguati, accessibili, già collaudati per uso scolastico. La richiesta è stata respinta. Ora si torna al punto: a pagare sono gli alunni

Non è un disguido: è una scelta politica

Questa situazione non può essere rubricata come un problema tecnico o logistico. Non è un semplice disguido. È un fatto politico. E davanti ai fatti politici le responsabilità non possono essere disperse. La città non può accettare che una delle sue scuole storiche venga trattata come una realtà di serie B. Non può accettare che si invochi, a parole, il diritto allo studio e lo sviluppo della comunità scolastica, e poi si neghi la condizione minima perché una scuola possa definirsi tale: spazi idonei.

Una scelta di civiltà

Rivolgendosi al Sindaco, l’appello della Dirigente non è polemico, è civile. Chiede di ripensare una decisione. Chiede una scelta coraggiosa: mettere al primo posto gli alunni, davvero. L’amministrazione ha ancora il tempo per farlo. E ha anche lo strumento: l’ex Caserma “Garibaldi”, edificio grande, centrale, capiente, che può ospitare una scuola e al tempo stesso restare patrimonio condiviso della città.

Questione di priorità

Tutto si riduce a questo: volerlo. Non si invochi la mancanza di spazi: gli spazi ci sono. Non si invochi la mancanza di risorse: la scelta sarebbe a costo zero. Non si invochi la complessità amministrativa: ogni giorno in Italia si firmano atti ben più complessi. È una questione di priorità.

Restituire dignità alla scuola

Vibo Valentia deve decidere se i suoi ragazzi hanno il diritto di avere una scuola vera. Non una scuola arrangiata. Non una scuola adattata. Una scuola degna. Chi oggi ha ruoli e responsabilità istituzionali ha l’opportunità – e il dovere – di restituire alla “Bruzzano” ciò che le appartiene: un luogo educativo completo, accogliente e funzionale.

Il futuro comincia da una palestra

La storia delle città si scrive anche così: scegliendo di non voltarsi dall’altra parte quando a essere penalizzati sono i più giovani. Perché non c’è investimento più urgente, più serio, più concreto del futuro dei nostri ragazzi. E il futuro, spesso, comincia da una porta aperta su una palestra. Una porta che, oggi, non può restare chiusa.

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