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31 Marzo 2026
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Paravati si risveglia nel segno della Passione: i misteri di Mamma Natuzza tornano a interrogare fede e scienza

Nella Settimana Santa riaffiora il ricordo delle stimmate, delle estasi e dei colloqui con Gesù: il dolore della mistica come segno di redenzione e monito per il mondo

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Il tempo della Via Crucis e della Resurrezione si avvicina. E Paravati si desta, nel segno vivo e potente della memoria di Mamma Natuzza. Sono giorni sospesi, carichi di attesa, in cui i suoi figli spirituali tornano a riconoscere i segni della Passione di Cristo. È proprio nelle ore che precedono la Settimana Santa che il mistero sembra riaprirsi, come una ferita mai del tutto rimarginata.

Le stimmate e il mistero sul corpo della Serva di Dio

A pochi giorni dalla Pasqua, riaffiora il ricordo dei fenomeni inspiegabili che hanno segnato il corpo della Serva di Dio Fortunata Evolo. Le stimmate, le estasi, i colloqui con Gesù e la Madonna: segni concreti di una sofferenza che si faceva testimonianza.

Nella sua abitazione di via Nazionale, proprio in queste ore, iniziava a respirarsi l’aria della Crocifissione. Sul corpo di Natuzza apparivano ferite alle gambe, alle braccia, al costato e alla testa, riproducendo in modo impressionante il Supplizio del Figlio di Dio. Un fenomeno che ancora oggi resta incomprensibile, capace di interrogare tanto gli scienziati quanto i fedeli.

Estasi, segni e simboli: un linguaggio oltre la scienza

Nei giorni che precedevano la Pasqua, Natuzza cadeva in stati di estasi mistica. Le sue stimmate, a contatto con bende e fazzoletti, si trasformavano in preghiere, ma anche in segni sacri: ostie, ostensori, corone di spine, cuori.

Solo nell’ultimo anno della sua vita quelle ferite smisero di aprirsi. Le sofferenze si attenuarono, quasi a segnare un passaggio verso una pace finale.

Il Venerdì Santo: il giorno del dolore e del mistero

Per anni, il Venerdì Santo è stato il momento più intenso. Attorno a lei si radunavano medici, scienziati e uomini di Chiesa, nel tentativo di comprendere e, se possibile, alleviare una sofferenza che sembrava andare oltre ogni spiegazione umana. A Paravati si respirava un clima di attesa composta, quasi sacra.

Dopo quei momenti, Natuzza raccontava ai suoi padri spirituali e ai familiari i contenuti dei suoi colloqui con Gesù e la Madonna, aprendo uno squarcio su una dimensione che sfugge alla logica.

Il messaggio del 1996: “Nel mondo non c’è pace”

Tra le testimonianze più forti, quella del 3 marzo 1996, quando – secondo i testi della Fondazione – Natuzza raccontò un’apparizione di Gesù: “Nel mondo non c’è pace, perché si è scatenato Lucifero. Porta veleni e guerre… Il perdono non lo capiscono e non lo vogliono capire”. Parole dure, che parlano di guerra, peccato e mancanza di perdono, ma anche di una sofferenza vissuta per la conversione degli uomini.

Un’eredità spirituale che interpella tutti

Il messaggio di Mamma Natuzza resta oggi più attuale che mai. È un invito alla preghiera, al perdono, all’amore verso il prossimo. Un richiamo a guardare dentro sé stessi, perché – come ricordava lei – ognuno ha accanto il proprio Giuda. Non è una strada semplice. Ma è l’unica che conduce, secondo il suo insegnamento, verso la salvezza.

Verso la Pasqua: un cammino di conversione

Prepararsi alla Settimana Santa significa fare proprio quel dolore, trasformarlo in speranza Significa accogliere il mistero della Passione come occasione di rinascita, personale e collettiva. Mamma Natuzza ha indicato una via: quella della fede autentica, della carità e della testimonianza. Sta a ciascuno scegliere se seguirla. Perché, come ricordava, “Dio ci aspetta e sa se bariamo”.

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