Nella solenne Veglia Pasquale nella Basilica “Maria SS. Immacolata” di Catanzaro, l’arcivescovo metropolita monsignor Claudio Maniago ha consegnato alla comunità diocesana un messaggio intenso e profondamente attuale, capace di attraversare le paure del presente e indicare una direzione chiara. “La morte non è l’ultima parola, ma l’ultima parola è vita, è resurrezione, è Gesù Cristo. Questo annuncio ha la forza di cambiare dalle fondamenta la nostra vita. Basta accoglierlo, basta viverlo”.
“Non temete”: la speranza che vince le ombre
Nel cuore della notte pasquale, il Risorto si fa vicino ai credenti come ai discepoli del Vangelo, portando un messaggio che è insieme consolazione e chiamata. “Non dobbiamo temere. Non c’è ombra che possa oscurare la nostra speranza, perché Lui ha squarciato le tenebre”.
Parole che assumono un significato ancora più forte in un tempo segnato da incertezze e fragilità, ma che per il presule trovano una risposta precisa nella presenza viva di Cristo, capace di camminare accanto al suo popolo.
Il monito contro l’indifferenza
Ma accanto alla speranza, l’arcivescovo ha lanciato anche un richiamo netto contro uno dei mali più diffusi del nostro tempo: l’indifferenza. “C’è un brutto virus che ci sta contagiando: l’indifferenza. Ci porta a vivere tutto in modo automatico, distratto, senza più stupore”.
Un rischio concreto anche per la stessa Pasqua, che può diventare una ricorrenza vuota se non incide nella vita reale. “Siamo spesso assuefatti, appiattiti da una mentalità che non ci permette più di cogliere la novità e la bellezza del Vangelo. E così rischiamo di non accorgerci neanche della grandezza di ciò che celebriamo”.
La luce che cresce nel silenzio
Nel segno del cero pasquale, Maniago ha indicato la chiave per comprendere il mistero della resurrezione: una luce che non abbaglia, ma cresce lentamente. “La resurrezione non è uno spettacolo, non è un effetto speciale. È come un germoglio di luce che cresce senza fare rumore”.
Il cuore del messaggio si traduce poi in un invito concreto alla conversione, che passa attraverso le scelte quotidiane. “Dobbiamo imparare a vincere il male con il bene, fino a saper ricavare dal male stesso un’occasione di bene”.
Un passaggio che richiama alla responsabilità personale e collettiva: “Ogni opera di bene arricchisce l’umanità intera, mentre ogni cedimento al male la impoverisce. La Pasqua ci chiede di cambiare logica, di cambiare sguardo”.
Costruttori di speranza nel mondo
Infine, il messaggio si apre alla dimensione della missione. La speranza pasquale non è solo da vivere, ma da testimoniare. “Siamo chiamati a essere costruttori di speranza. Non a parole, ma con la vita”. Un impegno che riguarda i volti concreti della sofferenza: “Questa speranza è per i poveri, per gli oppressi, per le vittime della violenza e della guerra, per le donne ferite, per i bambini maltrattati, per chi è solo o scoraggiato. È lì che siamo chiamati a portarla”.
Una Pasqua da vivere, non da ripetere
Il messaggio dell’arcivescovo di Catanzaro-Squillace si chiude con un invito chiaro: non limitarsi a celebrare, ma vivere davvero la Pasqua. “Non è un rito da ripetere, ma una vita da trasformare. Lasciamoci raggiungere dal Risorto e diventiamo segno di una speranza che non delude”.
Un augurio che è anche una responsabilità, affidata a ciascun fedele: “La Pasqua diventi per tutti noi cammino, cambiamento e testimonianza nel mondo”.





