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15 Marzo 2026
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Ponte sullo Stretto, nuovo reclamo delle associazioni all’Unione Europea: “Violate le direttive ambientali”

Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF denunciano: “Nessuna delle condizioni previste dalla normativa è stata rispettata. Italia a rischio procedura d’infrazione”

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Un nuovo reclamo formale è stato presentato oggi alla Commissione Europea da Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF contro il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Secondo le quattro associazioni ambientaliste, il progetto viola le direttive comunitarie in materia di tutela ambientale, in particolare quelle relative alla Rete Natura 2000, e la recente procedura di Valutazione d’Incidenza (VINCA) non rispetta i requisiti richiesti dal diritto europeo.

Impatti ambientali riconosciuti ma ignorati

Il reclamo contesta il secondo parere della Commissione VIA-VAS (n. 72/2025), che ha chiuso la procedura di terzo livello della VINCA. Una procedura – spiegano le associazioni – attivabile solo in presenza di impatti ambientali gravi e non mitigabili, già evidenziati dal primo parere (n. 19/2024), che aveva autorizzato l’opera solo con 62 prescrizioni ancora inadempiute.

Gli impatti su habitat e specie protette, sia sul versante calabrese che su quello siciliano, sono stati confermati e documentati. Nonostante ciò, il Governo ha proceduto invocando una deroga prevista solo in tre casi: assenza di alternative, motivi imperativi di interesse pubblico e compensazioni ambientali adeguate. Secondo gli ambientalisti, nessuna di queste condizioni è stata soddisfatta.

“Motivazioni forzate per evitare il parere UE”

Nel tentativo di giustificare il progetto, il Governo ha citato motivazioni strategiche, militari, sanitarie e di protezione civile. Una mossa, secondo Greenpeace e le altre associazioni, pensata per eludere l’obbligo di consultazione con Bruxelles. “Invocare la strategicità militare del Ponte è paradossale”, si legge nel documento, “sarebbe il primo bersaglio in caso di conflitto. Le giustificazioni sanitarie, poi, sono completamente fuori contesto, vista la reale situazione del sistema ospedaliero tra Messina e Reggio Calabria”.

Mancata valutazione delle alternative

La Commissione VIA-VAS, secondo i firmatari del reclamo, si è limitata a ratificare le scelte del Governo, senza svolgere una valutazione indipendente delle alternative. Una criticità che era già stata sollevata in un ricorso al TAR. L’unica opzione analizzata resta quella a campata unica, imposta da una legge approvata con voto di fiducia nel 2023. L’approccio è definito “notarile” e non conforme alle direttive europee, che impongono un’analisi comparativa seria di tutte le possibili soluzioni, specie in presenza di impatti ambientali rilevanti.

Compensazioni insufficienti e dati superati

Gravi mancanze emergono anche sul piano delle misure compensative, giudicate inadeguate, parziali e basate su dati superati. Molte analisi naturalistiche fondamentali sono ancora in attesa di completamento, e i dati sull’avifauna migratoria risalgono addirittura al 2011. L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), sentito durante l’istruttoria, ha affermato che alcuni impatti diretti e indiretti non sono né mitigabili né compensabili, in particolare per specie in stato di conservazione sfavorevole o a rischio di estinzione. Un parere, questo, non debitamente considerato dalla Commissione.

“Italia fuori legge, si apra la procedura d’infrazione”

In conclusione, Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF accusano l’Italia di violare le direttive Habitat (92/43/CEE) e Uccelli (2009/147/CE) e chiedono formalmente alla Commissione Europea l’apertura di una procedura d’infrazione. Il reclamo odierno integra quello già presentato il 27 marzo e potrebbe riaprire il fronte europeo contro un’opera che, secondo gli ambientalisti, mette a rischio uno degli ecosistemi più preziosi del Mediterraneo.

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