6 Ottobre 2026
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Prezzi carburanti, Eni mantiene il price cap ma il diesel sale a 2,25 euro

Il price cap resta in vigore, ma la fine dell’agevolazione fiscale sulle accise fa salire di 6 centesimi i prezzi massimi applicati

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Il price cap di Eni resta in vigore, ma cambia il prezzo massimo applicato ai carburanti. La modifica è legata alla fine dello sconto fiscale sulle accise, che aveva contribuito a mantenere più basso il livello dei prezzi fissato dalla società.

Con il venir meno dell’agevolazione, il tetto viene quindi aggiornato: il gasolio passa da 2,19 a 2,25 euro al litro, mentre la benzina sale da 1,99 a 2,05 euro al litro.

La differenza è dunque di sei centesimi al litro per entrambi i carburanti. Non viene eliminato il meccanismo introdotto da Eni per limitare il prezzo alla pompa: viene invece meno la componente fiscale che aveva contribuito a determinare i precedenti valori.

Perché il prezzo del carburante sale

Il punto centrale è la scadenza della misura fiscale sulle accise. Il price cap annunciato da Eni era infatti stato definito in relazione all’agevolazione fiscale allora in vigore.

Nel comunicato diffuso il 25 settembre 2026, Eni aveva annunciato per le stazioni Enilive un prezzo massimo di 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 euro per la benzina, spiegando che il provvedimento era collegato all’agevolazione sulle accise. La misura era prevista inizialmente per 30 giorni, con la possibilità di una proroga in relazione all’evoluzione del mercato e degli approvvigionamenti.

Una volta terminato lo sconto fiscale, quei valori non possono quindi rimanere invariati. Il nuovo prezzo massimo tiene conto del ripristino della componente fiscale.

Eni conferma il price cap

La società precisa che il tetto ai prezzi non viene cancellato. A cambiare è il suo livello, proprio perché il precedente importo era stato calcolato tenendo conto dell’agevolazione fiscale.

Il meccanismo continua dunque a essere applicato alle stazioni interessate, ma non assorbe il ritorno delle imposte. In altre parole, Eni mantiene il limite annunciato sul prezzo dei carburanti, mentre l’effetto della fine dello sconto sulle accise si riflette sul costo finale.

La distinzione è importante: price cap e agevolazione fiscale sono due elementi differenti. Il primo resta una decisione commerciale della società, mentre la seconda era una misura fiscale temporanea.

Benzina a 2,05 euro, diesel a 2,25

Il nuovo quadro porta così il prezzo massimo del diesel a 2,25 euro al litro, rispetto ai precedenti 2,19 euro. Per la benzina il limite passa invece da 1,99 a 2,05 euro al litro.

L’aumento coincide con il venir meno dei sei centesimi di agevolazione fiscale che avevano contribuito a determinare i valori precedenti. Il nuovo livello non significa quindi che Eni abbia rinunciato al price cap: il tetto rimane, ma viene aggiornato dopo la fine dello sconto.

Cosa cambia per chi fa rifornimento

Per gli automobilisti che utilizzano le stazioni interessate dal provvedimento, il cambiamento si traduce in un prezzo massimo più alto di sei centesimi al litro rispetto a quello fissato alla fine di settembre.

Il gasolio può quindi arrivare a 2,25 euro al litro, mentre la benzina può raggiungere 2,05 euro al litro, secondo i nuovi valori comunicati dalla società.

Il quadro è quindi determinato dalla combinazione di due fattori: da una parte il price cap di Eni, che resta operativo, dall’altra la conclusione dell’agevolazione sulle accise, il cui effetto non viene più assorbito dal precedente livello del tetto.

La modifica riguarda pertanto il prezzo massimo applicato dopo la fine dello sconto fiscale, mentre resta confermata l’applicazione del meccanismo di contenimento dei prezzi annunciato da Eni.

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