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4 Marzo 2026
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Squillace riabbraccia il cardinale Battaglia: cittadinanza onoraria nella Basilica che lo vide seminarista (FOTO – VIDEO)

Cerimonia solenne nella Concattedrale di Santa Maria Assunta. Emozione e memoria nel conferimento al porporato calabrese, tra istituzioni e “popolo degli ultimi”

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Non soltanto un atto formale, ma un ritorno alle radici, dentro le mura che hanno custodito i primi passi di una vocazione. Nella Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta, a Squillace, la comunità civile e religiosa si è ritrovata per conferire la cittadinanza onoraria a Sua Eminenza il Cardinale Domenico “Mimmo” Battaglia, arcivescovo di Napoli.

Un appuntamento partecipato, segnato da una presenza trasversale di autorità civili, militari e religiose, insieme a quel mondo di fragilità e periferie esistenziali che accompagna da sempre il ministero del porporato calabrese. L’atmosfera è stata quella delle occasioni solenni, ma attraversata da una dimensione intima, quasi familiare.

L’omaggio delle istituzioni

Ad aprire la cerimonia è stato il presidente del Consiglio comunale, Claudio Panaia, con la lettura del dispositivo consiliare. “La cittadinanza onoraria è un riconoscimento onorifico che il Comune di Squillace conferisce a personalità che si siano distinte per aver svolto attività di alto valore sociale”, ha dichiarato Panaia nel corso della cerimonia pubblica svoltasi nella Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta, a Squillace.

Il sindaco Enzo Zofrea, intervenendo alla presenza del prefetto di Catanzaro Castrese De Rosa, ha evidenziato come la figura di don Mimmo rappresenti, per la comunità, un esempio di coerenza evangelica e di legame mai reciso con la propria terra d’origine. Un riconoscimento che, nelle parole delle istituzioni, affonda nella storia stessa della città e nel cammino umano e pastorale del Cardinale.

“Oggi Squillace  – ha evidenziato Zofrea –  ha vissuto una giornata che porteremo nel cuore.

Nella Basilica di Santa Maria Assunta abbiamo conferito la cittadinanza onoraria al Cardinale Mimmo Battaglia. Ma più che una cerimonia, è stato il ritorno a casa di un figlio. Per noi resterà sempre Don Mimmo.

Squillace Battaglia onorario cinque

Le sue parole ci hanno toccato profondamente: il ricordo degli anni in seminario, “pezzi di vita” costruiti tra queste strade; la pace concreta che si possa toccare; il coraggio di difendere i più deboli; la giustizia come responsabilità; la speranza capace di creare alleanze. E quel monito forte: l’indifferenza è il fertilizzante di tutte le guerre.

È stato il discorso di un pastore, ma soprattutto di un uomo che non ha mai smesso di essere “prete di strada”, vicino agli ultimi”.

“Qui sono diventato uomo”: la memoria e le lacrime

Quando ha preso la parola, il Cardinale Domenico Battaglia non ha nascosto la commozione. La voce si è incrinata nel rievocare gli anni del seminario e i volti che hanno accompagnato la sua adolescenza.

“Tutti noi seminaristi, ragazzetti di prima e terza media, sentivamo nostalgia delle nostre famiglie”, ha ricordato durante il suo intervento pubblico. Poi il riferimento alla signora Grazia, addetta alle pulizie del seminario: “Lei è stata una vera mamma per tutti noi. Questa città mi ha accolto bambino e mi ha rimesso al mondo uomo; qui ho recepito i primi valori che hanno dato vita al mio ministero”.

Accanto a sé, sulla scalinata davanti all’altare, alcuni degli ex compagni di seminario, chiamati a condividere simbolicamente quel momento. Per il Cardinale, la cittadinanza onoraria non è “un semplice fregio”, ma “un atteggiamento psichico, un richiamo a vivere con impegno totale per chi soffre. Al primo posto delle nostre azioni deve esserci sempre l’essere umano”, ha affermato nel medesimo intervento.

Il monito sul presente: “Chiamare il male con il suo nome”

Il discorso si è poi allargato ai conflitti e alle ferite del tempo presente. “Dobbiamo avere il coraggio di chiamare il male con il suo nome”, ha dichiarato il Cardinale nel corso della cerimonia. “Ci sono uomini che non sentono più nemmeno il silenzio, bambini mutilati e sepolti sotto le macerie. La pace è difficile perché è esigente, ti chiede di guardare avanti e di stare dalla parte della vita anche quando costa tanto. La speranza è perseverare in Dio”.

Squillace Battaglia onoraio quattro

Parole pronunciate in un contesto liturgico e civile insieme, davanti a una platea composta non solo da rappresentanti istituzionali ma anche da cittadini comuni, associazioni e realtà sociali del territorio.

In chiusura, un invito diretto alla comunità: “Usciamo da questa Basilica con l’impegno di trasformare un pezzo di città in sacramento di speranza. Un debito da sanare senza rumore, un anziano da non lasciare solo. Siate interruttori del male e costruttori di speranze”.

Una vita accanto ai margini

Nato a Satriano, a due passi da Soverato, nel 1963, Battaglia ha mosso i primi passi nel Seminario di Squillace, dove ha maturato la vocazione sacerdotale prima dell’ordinazione nel 1988. Per anni è stato alla guida del Centro Calabrese di Solidarietà, realtà impegnata nel recupero delle persone affette da tossicodipendenza, consolidando l’immagine di “prete degli ultimi” che lo accompagna tuttora.

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Nel 2016 è stato nominato vescovo da Papa Francesco e, nel 2020, chiamato a guidare l’Arcidiocesi di Napoli, incarico che ne ha ampliato il raggio pastorale in uno dei contesti urbani più complessi del Paese.

Il conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Comune di Squillace si inserisce in questo percorso, riconoscendo pubblicamente un legame che, nelle parole pronunciate durante la cerimonia, resta anzitutto umano e comunitario.

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