Non si è fatta attendere la risposta della CONF.I.A.L. alle precisazioni diffuse da Konecta. Per Fabio Tomaino, Segretario Provinciale di Crotone e Portavoce Nazionale, le spiegazioni aziendali sono insufficienti e rivelatrici di una strategia precisa. “Le dichiarazioni diffuse dall’azienda non chiariscono nulla. Al contrario, aggravano il quadro e fanno emergere un dato politico e sindacale preciso: forse l’obiettivo non è il confronto vero, ma scegliersi interlocutori di comodo. Soggetti pronti a coprire criticità evidenti mentre noi le denunciavamo da mesi, vendendo ai lavoratori certezze di carta e rischiando di diventare complici del disastro”.
Il nodo dei lavoratori: tra precarietà e ammortizzatori
Il sindacalista punta il dito contro l’accordo del 9 aprile, giudicato privo di garanzie reali per il futuro occupazionale, specialmente per i lavoratori ancora in attesa di stabilizzazione. “Gli stessi che firmano una cassa integrazione senza pretendere in cambio un piano industriale serio, tempi certi di rilancio e la stabilizzazione immediata dei 74 lavoratori ancora sospesi nel limbo del precariato. Noi no. Noi non barattiamo la verità con una sedia al tavolo”.
Tomaino fornisce numeri impietosi sulla crisi in atto, respingendo i tentativi aziendali di minimizzare: “Se oggi ci sono 645 lavoratori in cassa integrazione, un progetto da milioni di euro piegato all’incertezza e centinaia di famiglie senza risposte, non è colpa di chi denuncia. È colpa di chi ha nascosto, rinviato, rassicurato mentre tutto crollava”.
Le contestazioni giuridiche e gestionali
CONF.I.A.L. contesta a Konecta anche una scarsa preparazione normativa, citando la giurisprudenza recente della Corte Costituzionale (sentenza n. 156 del 30 ottobre 2025) per ribadire la legittimità della propria rappresentanza. Ma il cuore della critica resta la gestione dei fondi pubblici e delle condizioni di lavoro.
“Dovrà rispondere chi ha utilizzato fondi pubblici senza produrre stabilità. Chi ha trasformato risorse destinate allo sviluppo in strumenti utili ad incentivare l’esodo. Chi ha costretto tanti lavoratori a operare spesso in condizioni organizzative incompatibili con un servizio di qualità, compromettendo persino la corretta gestione di cartelle sanitarie delicate”.
“I lavoratori scelgono da chi farsi rappresentare”
In chiusura, Tomaino lancia un monito sulla democrazia sindacale, rivendicando il ruolo di CONF.I.A.L. come voce libera da condizionamenti aziendali. “La verità è semplice: oggi l’azienda cerca alibi alle proprie responsabilità. E deve rassegnarsi a un principio limpido e democratico, che nessuna impresa potrà mai comprimere: sono i lavoratori a scegliersi da chi essere rappresentati, non il contrario. Noi quei lavoratori li rappresenteremo fino alla fine, senza paura e senza convenienze. Perché chi gestisce fondi pubblici ha il dovere di creare stabilità, sviluppo e lavoro vero. Non nuova precarietà”.






