Non è stata una semplice protesta, ma una vera e propria sollevazione civile quella che ha attraversato le vie di Tropea. Al fianco dei cittadini e degli studenti, si è schierato il fronte compatto dei primi cittadini della costa e dell’entroterra: presenti le fasce tricolori di Ricadi, Parghelia, Briatico, Drapia, Spilinga, Zungri e Zaccanopoli. Un segnale politico fortissimo inviato ai vertici dell’Asp di Vibo Valentia e alla Regione Calabria: la sanità di frontiera non può più aspettare.
Le rivendicazioni: cinque reparti e urgenza garantita
Il messaggio uscito dalla manifestazione è chiaro e privo di ambiguità. I comitati per la sanità pubblica, i sindacati e le associazioni di categoria (imprenditori e commercianti) hanno tracciato la “linea rossa” per la sopravvivenza del presidio:
Pronto Soccorso efficiente: Operativo 24 ore su 24, per gestire le emergenze di un comprensorio vasto.
Reparti attivi: Il ripristino immediato di almeno cinque reparti funzionali.
Servizi territoriali: L’attivazione di un hospice e la riapertura in tempi brevi di tutti gli ambulatori attualmente depotenziati o chiusi.
L’ostacolo del Piano di Rientro e la vocazione turistica
Al centro della denuncia c’è la cronica carenza di personale sanitario, aggravata dai vincoli del Piano di rientro dal disavanzo. Secondo i manifestanti, la logica dei tagli lineari sta soffocando un ospedale che è vitale non solo per i residenti, ma per l’intera economia regionale. Tropea e i comuni limitrofi rappresentano un’area a vocazione turistica internazionale: lasciare un distretto che accoglie migliaia di visitatori senza una copertura sanitaria adeguata è stato definito dai presenti come un “rischio inaccettabile” per l’incolumità pubblica e per l’immagine stessa della Calabria nel mondo.






