19 Settembre 2026
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Vittorio Feltri, il cronista senza sconti: quando la Calabria diventò una pagina di storia

Dalle grandi interviste del “Corriere della Sera” ai reportage dalla Locride. E nelle pagine dedicate a Platì il suo sguardo tagliente trasformò una terra segnata dai sequestri in un racconto destinato a far discutere

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Il giornalista Vittorio Feltri, che a giugno scorso ha compiuto 83 anni, è un  personaggio pubblico tra i più conosciuti in Italia. Oltra a essere saggista, opinionista  e giornalista, ha fatto, direttamente e indirettamente politica. Si ricorda che nel 2015, durante le elezioni presidenziali, fu il secondo candidato più votato nei primi tre scrutini, ed il terzo nel quarto scrutinio (quello che elesse presidente Sergio Mattarella). Inoltre, alle elezioni del 3-4 ottobre 2021 venne eletto consigliere comunale di Milano come capolista di Fratelli d’Italia, incarico che ha lasciato dopo soli 7 mesi per motivi di salute. Alle elezioni regionali del 2023 venne candidato come capolista di Fratelli d’Italia, risultando eletto. Insomma, un bergamasco dal carattere forte.

Il Giorgio Bocca di destra

Egli è considerato il Giorgio Bocca di destra, per la sua straordinaria abilità di  scrittura, l’uso di un linguaggio tagliente e popolare e il forte carisma giornalistico, speculare a quello del celebre corsivista di sinistra; l’uso di un linguaggio tagliente e popolare e il forte carisma giornalistico, speculare a quello del celebre corsivista di sinistra. Nonostante le opposte visioni politiche – con Bocca che in passato arrivò a definire Feltri un “fascista” pur riconoscendone il talento -, tra i due c’era un muto rispetto professionale, tanto che alla morte di Bocca, Feltri lo ricordò come un “nemico” che gli avrebbe fatto sentire la mancanza. I due avevano in comune, il giudizio negativo verso il Sud e, soprattutto, verso la Calabria. Adesso il “Corriere della sera” – giornale che Feltri lasciò una prima volta nel 1977,  dopo essere stato inviato speciale dal 1984 al 1989, pubblica le Grandi interviste di Vittorio Feltri, così come fece nei giorni precedenti con Enzo Biagi. Aldo Cazzullo,  Oriana Fallaci e Tiziano Terzani.

Il punto di riferimento: il figlio di “Massaru Peppe”

Quando Feltri era inviato del Corriere della sera, il direttore pro-tempore Ugo Stille  (pseudonimo di Ulev Pardo), inviò Feltri in Calabria che in quel momento era  avviluppata dai sequestri di persona. Feltri aveva in Calabria un punto di riferimento: un bravo giornalista locale, Totò Delfino, figlio di “Massaru Peppe”, maresciallo dei Carabinieri di Platì e fratello del generale dei Carabinieri, Francesco Delfino (1936–2014), che finì la sua carriera con un grave scandalo giudiziario nel 1998, quando fu arrestato con l’accusa di aver sottratto parte del denaro del riscatto durante il sequestro dell’imprenditore Giuseppe Soffiantini, vicenda per cui fu successivamente condannato.

Platì come San Luca

Tornando a Vittorio Feltri, in uno dei suoi reportage da Platì, scrisse: “Platì somiglia  San Luca, più che un centro urbano è un deposito di detriti. Galline che razzolano sul sagrato, gatti scheletrici davanti agli usci, gente dal volto scabro, vecchie nere come insetti che recano sul cercine pesanti panieri. Una desolazione polverosa come dopo un bombardamento. Platì: 2.500 abitanti. 400 pregiudicati, 80 sorvegliati speciali”. Platì era quello che era, ma Vittorio Feltri ci aggiunse il carico da 11.

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