C’è chi il poker lo gioca per mano, chi per fortuna, e chi invece per strategia. Il Cosenza ormai sembra averci preso gusto: quattro gol, come fosse un rituale consapevole, una firma riconoscibile, un modo preciso di stare in campo. Questa squadra non si limita a partecipare: rilancia, osserva il tavolo, aspetta il momento giusto e poi colpisce. Contro il Casarano è arrivato un altro poker, ma soprattutto un’altra dimostrazione che i rossoblù stanno navigando nella direzione giusta.
Un attacco che fa paura
I numeri parlano chiaro: miglior attacco del campionato, concretezza, ritmo e capacità di creare occasioni in serie. Il Cosenza arriva al tiro con facilità e varia le soluzioni, anche di pregevole fattura. Se segnano in tanti, però, c’è un nome che più degli altri ha il piede caldo: Manuel Ricciardi.
Ricciardi, da partente a mattatore
In questo mazzo di carte, Ricciardi è l’asso che tutti vorrebbero avere. Non solo segna: spacca le partite, crea superiorità, trascina emotivamente la squadra. È in splendida forma, brillante nella conduzione, feroce nell’ultimo terzo di campo. Quando accelera, la squadra sale. Quando si accende, il Cosenza diventa pericoloso. Al momento è lui il giocatore più prolifico e più determinante della rosa di Buscè, e quando manca si sente.
Una squadra compatta: linea corta, sincronismi e intensità
Dal punto di vista tecnico, il Cosenza mostra una crescita evidente: reparti vicini, transizioni pulite e una gestione del ritmo che permette di alzare o rallentare l’azione in base al momento della partita. Il segnale più chiaro arriva proprio quando il Casarano ha provato a riaprirla: la squadra non si è sfilacciata, non si è fatta prendere dalla frenesia, ma ha atteso, letto la situazione, e poi ha colpito di nuovo. È una squadra che, piano piano, sta imparando a muoversi insieme, e questo, nel calcio, non accade mai per caso.
Buscè frena: “Le partite si vincono con la testa”
A fine gara, nonostante il risultato roboante, mister Buscè non ha lasciato spazio a facili entusiasmi: “Non si può dominare per cento minuti, ma la squadra ha reagito”, ha spiegato.
L’allenatore, che conosce bene il peso dei dettagli, ha puntato i fari su un punto preciso: “Ogni volta che la palla va in angolo prendiamo gol. È successo tre volte di recente. Dobbiamo migliorare nelle letture collettive“. Non è un richiamo estetico, è un richiamo culturale. Se vuoi restare tra quelli che giocano le mani importanti, non puoi regalare nemmeno una fiche.
E ancora, la vera chiave della sua analisi: “Le partite si vincono soprattutto con la testa. Serve equilibrio e maturità. È un percorso lungo”. Buscè sa che l’entusiasmo è una moneta preziosa, ma va investita, non dispersa.
Il tavolo resta aperto
La sensazione è chiara: Il Cosenza non è una squadra che spera, è una squadra che costruisce. Il Poker non è solo spettacolo: è lettura, calma, freddezza nei momenti in cui il gioco rallenta. Oggi i rossoblù questo lo sanno fare. Non sempre, non ancora per una partita intera, ma con una progressione visibile. La classifica si muove, l’identità si consolida, e la squadra resta affamata.
La stagione è lunga. Ma il Cosenza, adesso, è al tavolo che conta. E, si spera, non abbia alcuna intenzione di alzarsi.









