Un punto in saccoccia dalla trasferta lombarda contro l’Atalanta Under 23, ma la sensazione è che il bicchiere sia tutt’altro che mezzo pieno. Il Cosenza torna a casa con uno 0-0 che non sposta di un millimetro le perplessità su una squadra che, oggi, fatica terribilmente a costruire gioco e a rendersi pericolosa.
I numeri, presi freddamente, potrebbero persino raccontare altro: sette gol nelle ultime cinque gare. Ma basta scavare un minimo per comprendere come sei di quelle reti siano arrivate in sole due partite, contro Casertana e Cerignola, e che dal punto di vista del gioco si sia fatta fatica anche li. Il dato aggregato rischia di essere fuorviante. La costante, invece, è un’altra: la difficoltà strutturale nel creare occasioni pulite.
Manovra lenta, poche idee
Contro l’Atalanta U23 la squadra di Buscè è stata, per larghi tratti, una comparsa. In ritardo sistematico sulle seconde palle, linee di passaggio prevedibili, movimenti spesso fuori tempo. Una squadra imbrigliata, incapace di alzare il ritmo o di cambiare spartito.
È una fotografia che avevamo già intravisto, ma che ora assume contorni più nitidi. Questo Cosenza è lontano parente della formazione ammirata nel girone d’andata: meno brillante, meno feroce, meno sicura nei propri mezzi. Il palleggio è sterile, l’attacco raramente affonda lo spazio con convinzione.
La luce arriva dalla difesa
Nel buio, però, qualche segnale positivo c’è. Dopo la debacle contro il Giugliano, il reparto arretrato ha ritrovato compattezza: terzo clean sheet consecutivo e un Pompei che sta offrendo risposte importanti tra i pali. La fase difensiva appare più ordinata, meno esposta a transizioni pericolose.
Ma “non prenderne”, per citare Buscè, non basta a vincere le partite se davanti si fatica a segnare. Viene quasi da richiamare concetti di zemaniana memoria: per vincere serve sempre un gol in più dell’avversario. E il Cosenza, sempre più spesso, sembra non avere la forza per farne nemmeno uno.
Assenze sì, ma non è solo quello
Le numerose indisponibilità pesano. L’assenza di elementi chiave – come Mazzocchi – limita soluzioni e profondità di rosa. Ma ridurre tutto agli infortuni sarebbe semplicistico. Il problema appare più ampio: è collettivo, mentale, di identità.
Manca cattiveria agonistica, manca la sensazione di superiorità che in autunno permetteva ai rossoblù di imporre il proprio ritmo. Oggi la squadra sembra reagire più che agire, aspettare più che colpire.
Playoff? Servirà una svolta
Con queste premesse, pensare a un percorso playoff da protagonista diventa complesso. Le concorrenti sono numerose e attrezzate, e al momento il Cosenza post-mercato sembra tra le meno brillanti del lotto.
Serve una svolta mentale prima ancora che tattica: un approccio più deciso, più spietato, più consapevole dei propri mezzi. Perché il tempo stringe e la stagione si delinea sempre più.
Succederà? Difficile dirlo. Ma una cosa è certa: così non basta.









