Il Tribunale di Lamezia Terme ha assolto G.G., amministratore e legale rappresentante della società Edilsystem srl, dalla duplice contestazione di bancarotta fraudolenta.
L’uomo, difeso dall’avvocato Massimiliano Carnovale, con un attivo dall’ultimo bilancio di sette milioni, era stato rinviato a giudizio per diversi fatti di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale e per avere distratto disponibilità liquide per 181.556,46 euro e per non avere consegnato parte dei libri e delle scritture contabili, mentre teneva quelli consegnati così da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari. Con l’aggravante di aver commesso più fatti tra quelli previsti dall’art. 216 L.F. alla data della dichiarazione di fallimento.
L’uomo, difeso dall’avvocato Massimiliano Carnovale, con un attivo dall’ultimo bilancio di sette milioni, era stato rinviato a giudizio per diversi fatti di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale e per avere distratto disponibilità liquide per 181.556,46 euro e per non avere consegnato parte dei libri e delle scritture contabili, mentre teneva quelli consegnati così da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari. Con l’aggravante di aver commesso più fatti tra quelli previsti dall’art. 216 L.F. alla data della dichiarazione di fallimento.
Il Tribunale di Lamezia Terme, in composizione collegiale, con dispositivo di ieri, ha pronunciato la sentenza assolutoria perché il fatto non sussiste con riferimento alla bancarotta fraudolenta patrimoniale e con la formula il fatto non costituisce reato per la bancarotta fraudolenta documentale.
Il disequilibrio finanziario e la crisi del settore abitativo
La società, il cui core business era l’edilizia privata, è entrata in disequilibrio finanziario dal 2016 per la progressiva crisi del settore abitativo e per la difficoltà nel concretizzare una lottizzazione di notevole estensione nel territorio del comune di Catanzaro, e già in pendenza della procedura di concordato preventivo l’impresa risultava destinataria di sequestro probatorio e per l’amministratore venivano disposte le intercettazioni delle conversazioni.
L’amministratore G.G. aveva in precedenza nel 2019 tentato di rimetter in bonis l’azienda dedita al settore immobiliare mediante la proposizione di una domanda di concordato preventivo.








