Aprire le porte della propria casa a un giovane detenuto e coinvolgerlo in una ricorrenza familiare speciale. È il gesto compiuto dall’avvocato Vincenzo Ranieri, dalla moglie Stefania e dai figli Salvatore e Ludovica, che hanno scelto di condividere con G., giovane ristretto nell’Istituto penale per i minorenni, il loro venticinquesimo anniversario di matrimonio. Un’esperienza di incontro e solidarietà che si inserisce nel progetto “Adozione in città”, promosso dalla Camera Penale di Catanzaro “Alfredo Cantàfora” per favorire relazioni tra i ragazzi sottoposti a misure detentive e la comunità esterna. Da qui il nuovo appello dell’organismo forense: servono altre famiglie disponibili a partecipare, affinché queste occasioni non restino iniziative isolate.
Una giornata tra Lido, Botricello e Le Castella
La giornata è cominciata a Catanzaro Lido, con una colazione condivisa con gli avvocati Francesco Iacopino, Francesco Furriolo e Antonella Canino. Il percorso è poi proseguito a Botricello, dove il giovane è stato accolto dalla famiglia Ranieri, per concludersi a Le Castella, tra momenti di serenità, sorrisi ed emozioni. Per tutelare la riservatezza del ragazzo, il suo volto non può essere mostrato. Ma dietro l’emoticon utilizzata per proteggerne l’identità resta il significato di una giornata lontana dalla routine della detenzione, vissuta attraverso la condivisione di momenti familiari e la possibilità di sperimentare nuove relazioni. Un’esperienza che, sottolineano i promotori, ha rappresentato un’occasione di arricchimento non soltanto per il giovane, ma anche per le persone che hanno scelto di accoglierlo.
“Adozione in città”, il valore delle relazioni oltre le mura del carcere
Il cuore del progetto è la possibilità di creare legami autentici tra i giovani detenuti e il territorio. Ragazzi che, in molti casi, vivono lontano dai propri riferimenti familiari e affettivi hanno così l’opportunità di entrare in contatto con una realtà esterna capace di offrire ascolto, vicinanza e nuove prospettive. La finalità è favorire percorsi di inclusione e reinserimento, nella consapevolezza che il cammino rieducativo non può esaurirsi all’interno di un istituto penale. Per essere efficace, ha bisogno anche della partecipazione della società civile e di occasioni concrete in cui la persona possa ricostruire un rapporto di fiducia con la comunità.
Il progetto è stato fortemente voluto dalla Camera Penale di Catanzaro “Alfredo Cantàfora” e si fonda su un protocollo sottoscritto anche dalla Diocesi di Catanzaro, dal Tribunale per i minorenni, dalla Procura minorile, dall’Istituto penale per i minorenni e dalla Comunità ministeriale. Una rete istituzionale che punta a coinvolgere cittadini e famiglie in percorsi di prossimità, con l’obiettivo di rendere più concreto il sostegno ai ragazzi sottoposti a misure detentive.
L’articolo 27 della Costituzione e il significato della rieducazione
L’iniziativa richiama il principio sancito dall’articolo 27 della Costituzione, secondo cui le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Un obiettivo che, nella prospettiva dei promotori, acquista significato anche attraverso esperienze quotidiane capaci di restituire centralità alla persona e di mantenere vivo il legame con la società. La possibilità di trascorrere una giornata in un contesto familiare diventa così un’occasione per superare distanze e pregiudizi, offrendo al giovane un’esperienza diversa dalla detenzione e alla comunità la possibilità di assumere un ruolo attivo nel percorso rieducativo. Essere un ponte tra il carcere e il territorio significa riconoscere che, dietro ogni giovane detenuto, c’è una persona che ha bisogno di relazioni, opportunità e strumenti per immaginare un futuro diverso.
L’appello della Camera Penale: “Servono altre famiglie”
È in questa direzione che si inserisce l’invito della Camera Penale di Catanzaro a nuove famiglie disposte ad aderire a “Adozione in città”. L’obiettivo è ampliare la partecipazione e rendere il progetto una presenza stabile, capace di offrire ad altri giovani occasioni di incontro e condivisione. A sottolineare il valore dell’esperienza è Francesco Iacopino, presidente della Camera Penale di Catanzaro, che ha evidenziato come la disponibilità ad accogliere possa produrre effetti positivi per tutte le persone coinvolte. “A volte pensiamo di poter donare un po’ di felicità a chi vive situazioni difficili e scopriamo, invece, di riceverne molta di più”, ha affermato Iacopino. “È quanto accaduto anche in questa giornata, che dimostra come la disponibilità di una famiglia possa trasformarsi in un’esperienza significativa per tutti e contribuire ad abbattere le barriere tra il carcere e la comunità esterna”.
Il messaggio del progetto è chiaro: la rieducazione è una responsabilità condivisa. Trasformare la solidarietà in partecipazione significa costruire legami e offrire nuove possibilità a chi si trova in una condizione di detenzione, affinché il principio costituzionale non resti soltanto una dichiarazione, ma possa tradursi in esperienze concrete di inclusione e riscatto. Per conoscere il progetto e le modalità di adesione è possibile consultare il sito della Camera Penale di Catanzaro.




















