24 Giugno 2026
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Addio a Pino Colizzi, la voce che ha fatto grande il cinema italiano: anche la Calabria piange

Da Paola alla scena mondiale, un maestro del doppiaggio (suoi per Jack Nicholson e altri) ricordato con venerazione e affetto

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La Calabria piange uno dei suoi figli più illustri: Pino Colizzi, nato a Roma il 12 novembre 1937 ma cresciuto a Paola, ha lasciato un segno indelebile nel cinema italiano e internazionale grazie alla sua voce di velluto e alla straordinaria presenza scenica. Attore e doppiatore, Colizzi è stato uno dei pilastri dell’arte del doppiaggio, trasformando ogni ruolo in un’esperienza unica per gli spettatori.

Il poeta del doppiaggio

Come ricorda il collega Antonio Viola: “Era un poeta ed un gentiluomo ottocentesco, con un modo di pensare, parlare e esprimersi che non ho mai sentito e mai sentirò dopo di lui.”

Nell’era della versione originale e dei sottotitoli, il lavoro di Colizzi resta un esempio insuperato di arte italiana: capacità di adattare la voce a Michael Douglas, Jack Nicholson, James Caan, Richard Dreyfuss, Robert De Niro e Robert Powell senza mai perdere la sua identità, rendendo ogni personaggio immediatamente riconoscibile e familiare.

Teatro e tv

Le radici calabresi e foggiane della famiglia hanno plasmato la sua passione per la scena. Dopo i primi studi teatrali a Bari, Colizzi si diploma all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico e lavora con maestri come Orazio Costa, Franco Zeffirelli e Giuseppe Patroni Griffi. La consacrazione arriva negli anni ’70 con ruoli televisivi e cinematografici di grande spessore, tra cui Vronskij in “Anna Karenina” e Metello, conquistando la platea con fascino e duttilità.

Il genio nel buio delle sale di doppiaggio

Il vero capolavoro di Colizzi emerge nel doppiaggio. Amato dagli americani e ricercato dai produttori italiani, ha prestato la voce a star internazionali, mantenendo sempre la sua personalità distintiva. Fino al 2010 ha continuato a calarsi nei panni degli altri, dirigendo poi il doppiaggio e dedicandosi a una discreta attività letteraria, senza mai rinunciare alla classe e alla gentilezza che lo contraddistinguevano. “Grazie a lui conserviamo la memoria di un’arte unica, la voce nel buio, che ha fatto scuola nel mondo e ha reso l’Italia un riferimento insuperabile,” sottolineano colleghi e ammiratori.

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