La scomparsa del professor Annibale Marini, presidente emerito della Corte Costituzionale, riaccende un ricordo intenso e commovente a Catanzaro. A esprimere il cordoglio è Filippo Pietropaolo, già sindaco facente funzioni del Capoluogo calabrese, che lega alla figura del giurista uno dei momenti più significativi della sua esperienza amministrativa. Pietropaolo rievoca la cerimonia solenne del marzo 2006, quando, su sua proposta, il Consiglio comunale conferì la cittadinanza onoraria al professore. All’epoca, Marini guidava con “autorevolezza, competenza e grande equilibrio” il più importante organo di garanzia costituzionale del Paese.
Le chiavi e le radici: l’omaggio del 2006
L’iniziativa fu condivisa con Sergio Dragone, allora capo dell’ufficio stampa del Comune, che ne curò meticolosamente gli aspetti organizzativi e cerimoniali. Pietropaolo ricorda con nitidezza l’emozione del professore Marini al suo ingresso nell’aula consiliare. Un luogo non casuale: quell’aula aveva visto in passato come protagonista suo padre, Giuseppe Marini, più volte consigliere comunale del Capoluogo e, in seguito, consigliere regionale.
In quell’occasione, Marini, accompagnato dalla sua famiglia, pronunciò un discorso di altissimo spessore istituzionale, ma al contempo intriso di un «grande amore per la nostra città e per la Calabria». Dopo il voto unanime del Consiglio, presieduto da Rino Colace, Pietropaolo ebbe l’onore di consegnare al giurista le simboliche Chiavi della Città, opera del maestro orafo Gerardo Sacco. Le chiavi racchiudevano un dettaglio storico prezioso: l’incastonatura della moneta battuta a Catanzaro durante il celebre assedio del 1528.
L’eredità umana e giuridica del maestro
Nelle parole di Filippo Pietropaolo, il ritratto di Annibale Marini va oltre il ruolo istituzionale. Viene tratteggiata la figura di una «Persona di straordinaria sensibilità e umanità», dotata di un’umiltà che, come sottolinea l’ex sindaco, «solo i grandi uomini posseggono».
La scomparsa di Marini lascia un vuoto non solo nella sua famiglia, che vede nel figlio Francesco Saverio un erede della tradizione giuridica, ma anche nelle istituzioni del Paese. Il suo esempio di custode della Costituzione, conclude Pietropaolo, mancherà profondamente.







