1 Ottobre 2026
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Agricoltori in rivolta a Pizzo, rabbia e disperazione davanti all’A2: “Non ce la facciamo più”. Scongiurato il blocco

La mediazione del vice questore di Vibo Valentia Fabio Catalano evita l’occupazione dell’autostrada. Momenti drammatici allo svincolo, dove un imprenditore agricolo scoppia in lacrime davanti agli agenti: "La politica ci ha abbandonato, siamo falliti come famiglia"

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La protesta non si ferma. E questa volta, davanti allo svincolo autostradale di Pizzo, per alcuni minuti è sembrato che potesse trasformarsi nel blocco dell’Autostrada A2 del Mediterraneo. Gli agricoltori arrivati da diverse zone della Calabria hanno provato ad avanzare verso l’accesso alla carreggiata, trovandosi davanti il cordone delle forze dell’ordine. La tensione è salita rapidamente, mentre trattori, mezzi agricoli, bandiere e manifestanti riempivano l’area dello svincolo. Poi la mediazione. Il confronto condotto dal vice questore di Vibo Valentia Fabio Catalano ha consentito di riportare la situazione sotto controllo e di evitare l’occupazione dell’autostrada. Non ci sarà dunque alcun blocco dell’A2, ma la protesta non si scioglie: i manifestanti resteranno in presidio a Pizzo e la mobilitazione proseguirà.

“Fateci fare, le istituzioni non ci stanno ascoltando”

È durante il confronto con gli uomini delle forze dell’ordine che la protesta assume il volto più drammatico. Un agricoltore, sopraffatto dalla tensione, si rivolge direttamente agli agenti. La voce si spezza: “Mi viene da piangere, guardate. Io vi capisco, però ci dobbiamo capire tutti. Abbiamo a casa i figli, i nipoti con le lacrime agli occhi”. Non c’è rabbia contro i poliziotti schierati davanti allo svincolo. Al contrario, l’uomo li ringrazia e chiede loro di comprendere le ragioni di chi protesta: “Io vi ringrazio, tutte le forze dell’ordine, per quello che fate. Però fateci fare. Ve lo chiedo per favore, fateci fare perché le istituzioni non ci stanno badando”. Poi arriva l’accusa più pesante, rivolta alla politica: “La politica ci ha abbandonato, siamo falliti come famiglia”.

La spesa lasciata sullo scaffale: “Non arriviamo più a fine mese”

Il racconto va oltre i conti delle aziende, il prezzo del gasolio e i costi della produzione agricola. Entra dentro le case. “Non ce la facciamo più, né noi con l’azienda, né voi con gli stipendi e nemmeno le nostre mogli”, dice l’agricoltore rivolgendosi ancora agli agenti. Poi descrive una scena quotidiana, quella del supermercato: “Vanno a fare la spesa, prendono il prodotto nello scaffale, lo guardano e lo mettono di nuovo nello scaffale. Non lo mettono nel carrello perché si rendono conto che non ce la fanno ad arrivare a fine mese”. È probabilmente l’immagine che meglio sintetizza la protesta: produrre cibo e non riuscire più a permetterselo. “Aiutiamoci”, ripete l’uomo, “siamo tutti esseri umani e siamo tutti italiani”.

L’agricoltore si lascia cadere a terra: “Ci stanno mangiando la dignità”

Poi la tensione emotiva esplode. L’agricoltore chiede di essere lasciato cadere a terra e torna ad accusare politica e associazioni di categoria: “La politica e le associazioni di categoria ci stanno mangiando tutta la nostra dignità e ci stanno mangiando le nostre famiglie”. La voce si alza: “Non ce la facciamo più. Aiutateci, aiutateci, aiutateci”. Intorno a lui gli agenti restano schierati. Uno dei funzionari cerca di calmarlo e di consolarlo. È uno dei momenti più forti della mattinata: da una parte chi manifesta perché teme di perdere la propria azienda, dall’altra chi deve garantire l’ordine pubblico.

“In Italia nel 2026 siamo arrivati a queste condizioni”

L’uomo torna a parlare dei figli e dei nipoti: “Chi lo diceva che in Italia nel 2026 dovevamo arrivare a queste condizioni? Dobbiamo avere dignità per i nostri figli, per i nostri nipoti”. Poi insiste su un concetto che attraversa tutta la protesta, quello dell’onestà del lavoro: “Siamo lavoratori onesti e nemmeno la nostra onestà possiamo difendere. Non è possibile”. Parole pronunciate davanti agli uomini in divisa, con i quali il manifestante cerca continuamente un terreno comune.

“Poliziotti e agricoltori siamo tutti nella stessa barca”

Il confronto con le forze dell’ordine rimane duro ma non degenera. “Le forze dell’ordine le guardo negli occhi perché siamo tutti fratelli. Siamo tutti figli italiani, siamo tutti nella stessa barca”, dice ancora l’agricoltore. E aggiunge, rivolgendosi direttamente agli agenti: “Lo Stato italiano ha messo pure voi nelle condizioni di non poter dire quello che pensate, con degli stipendi miseri. E in ogni caso lottate per il popolo e vi ringraziamo di questo perché siete dei grandi. Ve lo dico dal cuore”. Una scena che fotografa il clima della mattinata: la disperazione degli agricoltori davanti alla compostezza degli uomini chiamati a impedire l’accesso all’autostrada.

La mediazione evita il blocco dell’A2

È in questo contesto che il lavoro di mediazione del vice questore Fabio Catalano riesce a scongiurare lo scenario più difficile. Gli agricoltori non entreranno sull’A2 e non bloccheranno l’autostrada. Il presidio, tuttavia, continua. Pizzo resta uno dei punti nevralgici della protesta calabrese, con agricoltori e imprenditori arrivati da diverse aree della regione per chiedere risposte sul caro carburanti, sull’aumento dei costi di produzione e sulla sostenibilità economica delle aziende agricole. La decisione di non occupare l’autostrada non rappresenta dunque la fine della mobilitazione. Al contrario, i manifestanti rimarranno allo svincolo e la protesta proseguirà. Perché, al di là dei momenti di tensione, il messaggio lanciato questa mattina a Pizzo resta quello gridato tra le lacrime davanti agli agenti: “Non ce la facciamo più”.

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