“Quanto sta accadendo in queste ore sui social network, con la diffusione di immagini di alcune magistrate, requirenti e giudicanti, impegnate in indagini venute alla ribalta per i gravi fatti registrati a Milano negli scorsi giorni, accompagnate da attacchi personali comprensivi di insulti e minacce di inaudita gravità, dai contenuti apertamente diffamatori, evidenzia quanto ancora sia resistente e trasversale, a prescindere dal livello culturale dei protagonisti, una visione sessista e prevaricatrice nelle relazioni sociali e nel lavoro”. E’ quanto afferma il Direttivo dell’Associazione donne magistrate italiane.
“Non è diritto di critica, ma delegittimazione”
Che aggiunge: “È uno schema antico e sempre uguale: non si critica il provvedimento, ma si attacca la persona che lo ha firmato. Il verificarsi di queste biasimevoli situazioni è sintomatico della necessità di una maggiore attenzione verso i temi di genere. Questo non è diritto di critica, è delegittimazione di genere accompagnata a quella professionale, riproponendo il messaggio secondo cui in una donna che esercita una funzione pubblica ciò che viene in rilievo è principalmente il suo aspetto, da giudicare, da commentare. La parità di genere passa anche, e soprattutto, dalla cultura e dalle parole che si scelgono di utilizzare. L’impegno dell’ADMI è sempre stato e continuerà ad essere in tal senso.













