È esplosa nella notte, davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, una delle due auto del conduttore di Report. L’ordigno, probabilmente rudimentale, ha distrutto la vettura e danneggiato anche quella della figlia, parcheggiata accanto al cancello. “Lei era passata da lì venti minuti prima – ha raccontato Ranucci – poteva essere una tragedia”. Il giornalista, che vive sotto scorta dal 2021 dopo minacce legate a un piano di morte scoperto da un narcotrafficante in contatto con la ’ndrangheta, si è recato subito dai carabinieri per sporgere denuncia. “Con tutte le minacce che riceviamo non è semplice risalire alla matrice – ha detto – ma bisogna farlo, perché stavolta hanno colpito a casa mia”.
Un chilo di esplosivo
Vicino all’auto del conduttore è stato posizionato un ordigno con circa un chilo di esplosivo. E’ quanto accertato dagli investigatori intervenuti dopo l’esplosione. Dai primi rilievi, sembra che l’ordigno sia stato piazzato tra la vettura e un cancello. I residui sono stati sequestrati e verranno sottoposti ad accertamenti. Sulla vicenda sono in corso indagini dei carabinieri che stanno acquisendo le immagini delle telecamere ad ampio raggio che potrebbero aver immortalato chi ha piazzato la bomba.
La Procura di Roma: “Si indaga per metodo mafioso”
L’inchiesta è stata affidata al pm Carlo Villani e ipotizza il reato di danneggiamento aggravato dal metodo mafioso. Gli inquirenti stanno esaminando i resti dell’ordigno e acquisendo i filmati delle telecamere di zona. L’episodio è avvenuto proprio nel giorno dell’anniversario dell’assassinio di Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese uccisa con un’autobomba nel 2017: una coincidenza che non sfugge agli investigatori.
Ranucci e i temi “scomodi” della nuova stagione di Report
Solo pochi giorni fa, Ranucci aveva pubblicato un video sui social per presentare la nuova stagione di Report, al via il 26 ottobre su Rai3, anticipando temi di forte impatto. “Parleremo di come girano i soldi nel mondo della cultura, della scuola, della sanità, del settore eolico e delle banche, che sono sempre state uno dei cavalli di battaglia del programma”, aveva annunciato. Ma soprattutto, il giornalista aveva svelato che la redazione stava lavorando su inchieste esplosive: “Vedremo come e da chi sono stati usati i fondi di Banca Progetto, che secondo i magistrati sarebbero finiti anche nelle mani della ’ndrangheta. Analizzeremo i rapporti tra ’ndrangheta ed estrema destra, parleremo del ruolo di Matteo Messina Denaro a Verona e della battaglia alle spalle della Commissione Antimafia”. Temi che toccano nodi di potere economico, politico e criminale: l’ordigno, piazzato proprio mentre il programma si apprestava a tornare in onda, ha il sapore sinistro di un avvertimento.
Piantedosi: “Rafforzeremo le misure di sicurezza”
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di “gesto vigliacco e gravissimo, un attacco non solo alla persona ma alla libertà di stampa e ai valori fondamentali della democrazia”. Ha annunciato il rafforzamento della scorta e delle misure di protezione per Ranucci, assicurando “il massimo impegno delle forze di polizia per individuare rapidamente gli autori”.
Meloni e Schlein: “Difendere la libertà di stampa”
La premier Giorgia Meloni ha espresso “piena solidarietà a Ranucci e la più ferma condanna per il grave atto intimidatorio subito”. Palazzo Chigi, in una nota, ha ribadito che “la libertà e l’indipendenza dell’informazione sono valori irrinunciabili delle nostre democrazie, che continueremo a difendere”.
Durissimo anche il commento della segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha parlato di “attacco vile e pericoloso a una persona già sotto scorta per aver svolto il suo lavoro di giornalista d’inchiesta. È un attentato alla democrazia e alla libertà di informazione. Sia fatta piena luce sulla matrice”.
Il Parlamento: “Chi tocca Ranucci tocca tutti noi”
Solidarietà anche dal Movimento 5 Stelle, che in una nota dei suoi membri della commissione di vigilanza Rai ha scritto: “L’attentato contro Sigfrido Ranucci è un colpo al cuore della democrazia. Chi tocca Sigfrido tocca tutti noi”. Anche Fratelli d’Italia ha parlato di “gesto folle e inquietante”, auspicando “chiarezza e condanne esemplari”.
Magistrati e sindacati: “Un attacco al giornalismo d’inchiesta”
La Giunta dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) ha espresso “piena solidarietà a Ranucci e alla sua famiglia per l’attentato incendiario di questa notte. Quando si attacca un giornalista si attacca la democrazia”. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi) ha definito l’attentato “un salto di qualità che ci riporta ad anni bui del Paese”, ricordando come sia avvenuto “nell’anniversario della morte di Caruana Galizia”.
L’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, ha parlato di “campagna d’odio contro il giornalismo d’inchiesta” e ricordato come “la Rai abbia ridotto lo spazio a disposizione di Report, mentre in prima serata su Rai1 si arrivava a definire i colleghi ‘calunniatori seriali’”. Anche l’Unirai ha condannato “un gesto vile e disumano che avrebbe potuto provocare una tragedia, portando la violenza nella vita privata di un uomo e dei suoi affetti”.
Occhiuto: solidarietà a Ranucci, respingere violenza e intimidazioni
“Solidarietà a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia per il gravissimo attentato subito.
Attaccare un giornalista equivale ad attaccare la libertà di stampa e il diritto dei cittadini di essere informati – scrive su X Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vice segretario nazionale di Forza Italia – Va respinta con fermezza ogni violenza, minaccia o forma di intimidazione”.
L’assemblea dei giornalisti Rai
Il Cdr dell’approfondimento Rai ha convocato un’assemblea straordinaria davanti alla sede di via Teulada per discutere della vicenda, alla presenza di tutti i sindacati.
Nel frattempo, il Cda Rai e il presidente facente funzioni Antonio Marano hanno espresso “massima solidarietà al conduttore di Report e condanna per ogni tentativo di intimidire chi svolge il proprio lavoro al servizio del pubblico”.
Libera: “Colpire Ranucci è colpire il diritto alla verità”
L’associazione Libera di don Luigi Ciotti ha parlato di “attacco al cuore stesso della democrazia”. “Chi prova a zittire una voce libera – si legge nella nota – colpisce non solo un giornalista, ma il diritto dei cittadini a conoscere e a capire”.
Un segnale inquietante
L’attentato a Sigfrido Ranucci arriva in un clima sempre più teso per il giornalismo d’inchiesta, stretto tra minacce, cause temerarie e campagne di delegittimazione.
Report è da anni nel mirino di poteri forti e zone d’ombra del Paese. E ora, alla vigilia del suo ritorno in onda con inchieste su banche, sanità, e ’ndrangheta, il messaggio è chiaro: chi racconta la verità viene colpito. Ma, come ha scritto lo stesso Ranucci, “nessuna bomba fermerà la ricerca della verità”.









